Il 22 aprile del 1950 nasceva a Beckenham (Regno Unito) Peter Kenneth Frampton, chitarrista, cantante e songwriter tra i più importanti degli anni Settanta. Dopo le esperienze con le band The Herd e Humble Pie, Frampton diede avvio ad una prolifica carriera solista, che toccò il suo culmine nel 1976 con la pubblicazione dell’album Frampton Comes Alive!, uno dei più importanti dischi live della storia. Nonostante la diagnosi di miosite da corpi di inclusione (IBM), annunciata nel 2019, Peter è ancora in attività e in tour. Il suo ultimo lavoro in studio, Frampton Forgets the Words, è stato pubblicato nel 2021. 

© The Photo Access / Alamy Stock Photo

In questo particolare album tutto strumentale, approccio già utilizzato per Fingerprints del 2006, il musicista inglese rivisita alcuni dei suoi brani preferiti. La scaletta spazia da Marvin Gaye a Stevie Wonder, passando per David Bowie e George Harrison, due artisti con cui Frampton ha collaborato, per arrivare a Lenny Kravitz e ai Radiohead. Il disco ci dà un saggio dei gusti di Peter e dimostra che è stato un’artista capace di attraversare diverse epoche musicali.

Non stupisce quindi la sua nomination per essere indotto nella Rock & Roll Hall of Fame nel corso di quest’anno: ve ne abbiamo già parlato qui (e dato sostegno alla sua candidatura). Le votazioni dei fan si sono concluse. Si saprà a brevissimo se Peter l’ha spuntata sulla Dave Matthews Band, che era in vantaggio in questa particolare classifica.

Se non siete convinti dell’importanza di Frampton per la storia del rock e quindi dei suoi meriti, vi diamo un elemento in più. Peter è tra i principali utilizzatori del talk box nel suo playing chitarristico, un particolarissimo effetto che è stato utilizzato anche da tanti suoi illustri colleghi. David Gilmour in Pigs (Three Different Ones), Jerry Cantrell in Man in the Box, Richie Sambora in Livin’ On A Prayer, Joe Perry in Sweet Emotion ma anche Joe Walsh e Don Felder in Those Shoes hanno utilizzato questo meraviglioso effetto, che permette di dare “voce” al proprio strumento.

Nel giorno in cui Peter compie i suoi primi settantaquattro anni, abbiamo deciso di omaggiarlo suonando sulle note di Do You Feel Like We Do, uno dei suoi brani più noti. Guardate il video tributo realizzato dal nostro Paul Audia di Guitar Tutorials.

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Un’icona del rock classico inglese

Frampton iniziò a suonare la chitarra fin da giovanissimo, militando in gruppi rock & roll durante la sua adolescenza. Nel 1966 prese la sua prima decisione da vera rockstar, abbandonando la scuola per unirsi al gruppo mod-pop The Herd. Una prima intuizione di successo: Frampton divenne infatti un idolo dei teenager, guadagnandosi l’etichetta di “volto del 1968” della rivista Rave, letta dai giovanissimi. Poco dopo però, nel 1969, Frampton lasciò la band per formare gli Humble Pie, con l’ex frontman degli Small Faces, Steve Marriott. Questa formazione fu uno dei primi esempi di supergruppo nella storia del rock. Fu inoltre tra i primi ad essere stato etichettato come genere heavy metal, per il disco As Safe As Yesterday Is. Nonostante il suo importante contributo nei quattro album in studio e in quello dal vivo Performance: Rockin’ The Fillmore, Frampton lasciò la band nel 1971 per divergenze sulla direzione musicale.

Peter aveva già suonato in All Things Must Pass, il capolavoro di George Harrison del 1970, e il suo legame con i Beatles è percepibile anche nel suo primo disco da solista del 1972. In Wind of Change possiamo sentire infatti anche Ringo Starr e Billy Preston. Nella scaletta del disco trova però posto anche una cover dei Rolling Stones: una particolarissima versione di Jumping Jack Flash. Frampton proseguì la sua carriera con Frampton’s Camel e fu proprio in questi anni che iniziò a costruirsi un grande seguito grazie a interminabili tournée e alle sue esibizioni dal vivo. Il suo primo successo vero in America, però, arrivò solo nel 1975: l’album Frampton entrò nella Top 40 nel 1975 e divenne disco d’oro. Con il clamoroso successo dell’album seguente, il live Frampton Comes Alive! che approfondiremo nel prossimo paragrafo, Peter divenne infine una star di livello mondiale.

Peter Frampton dal vivo nel 2011, © ceedub13, CC BY 2.0 DEED

Nel 1978 Frampton seguì ancora la scia del legame con i Beatles. Interpretò Billy Shears nella versione cinematografica ad alto budget di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, musical ispirato ai successi dei Fab Four che vantava un cast con molti musicisti. Il flop critico e commerciale del film e l’incidente d’auto quasi mortale alle Bahamas, segnarono però negativamente quell’anno. Dopo tre album pubblicati tra il 1979 e il 1982, che non riuscirono a riportarlo in cima alle classifiche, Frampton si ritirò dal mondo della musica per diversi anni, per tornare solo nel 1986 con l’album Premonition. Era ormai giunto il momento per una nuova, importante collaborazione. Fu David Bowie a contattare Peter, che partecipò quindi all’album Never Let Me Down e al relativo tour, rilanciando la sua carriera.

Negli anni Novanta Peter pubblicò una sorta di “seguito” del suo album più importante, Frampton Comes Alive II, per arrivare poi ad omaggiare il disco originale con un tour anniversario nel 2011. Il The Frampton Comes Alive 35th Anniversary Tour riproponeva infatti la scaletta originale degli album, suonata in sequenza. Un album davvero importante per la sua vita e per la storia del rock in generale.

Frampton Comes Alive!: un capolavoro dal vivo

Una copia in vinile di Frampton Comes Alive!, © Piano Piano!, CC BY 2.0 DEED

Nel 1975 Frampton aveva accumulato un considerevole catalogo di canzoni sottovalutate ed era diventato un’attrazione per i suoi concerti. Infondeva nei suoi brani un’energia particolare, che a volte mancava nei suoi album in studio. Inoltre, come spesso accadeva negli anni Settanta, in concerto espandeva le canzoni e la loro durata, potendo così dare sfogo al suo raffinato playing chitarristico, che includeva come già detto l’uso del talk box, un vero marchio di fabbrica delle sue esibizioni. Tutti questi elementi confluirono in Frampton Comes Alive!, un doppio LP registrato principalmente al Winterland Ballroom di San Francisco nel 1975.

In realtà il disco fu un successo a sorpresa. Rimase in vetta alle classifiche per dieci settimane e divenne l’album dal vivo più popolare mai pubblicato, con oltre 16 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Il disco rimase in classifica per quasi due anni e i tre singoli Baby, I Love Your Way, Do You Feel Like We Do e Show Me the Way sono tuttora in programmazione nelle radio rock di tutto il mondo. Questo dimostra il duraturo successo dell’album e la sua capacità di catturare un momento forse irripetibile della carriera di Frampton.

In un’intervista con Cameron Crowe per Rolling Stones del 1977 Peter non sembrava però essersi pienamente reso conto di quanto gli stava succedendo:

“Ricorderò quest’anno come… beh, in un certo senso è stato un sollievo. Ma solo nella misura in cui posso pagare le bollette. Cerco di non pensarci. Accumulo i ritagli di giornale e li spedisco a mia madre. Ha un album che risale a quando avevo otto anni. Sto iniziando a capire quello che sta succedendo. Più tempo ci vorrà per capire davvero, meglio sarà.

[…] La questione dei soldi è molto, molto delicata. Non mi piace parlarne perché non ci penso. Come ho detto, tutto quello che desidero è essere in grado di pagare le mie bollette. Quello che non va in spese lo metto via e tutti quelli che mi stanno intorno si divertono. È tutto ciò che voglio.”

A posteriori, siamo certi che Peter sia riuscito a pagare le sue bollette, anche grazie ad un brano come Do You Feel Like We Do.

Do You Feel Like We Do: in chiusura il brano più lungo e memorabile  

Peter ha raccontato, in una video intervista con Rick Beato, la genesi di questo brano:

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Un fortunato incidente, che, su suggerimento della sua band Frampton’s Camel, lo ha portato a trasformare il lick di un assolo suonato durante una jam nel riff portante del brano. Il pezzo è in scaletta nel disco del ‘73 che abbiamo già citato, ma è sicuramente la versione contenuta in Frampton Comes Alive! quella più celebre. La durata è praticamente raddoppiata rispetto alla versione in studio e, nella parte centrale, troviamo la parte con il talk box che ha fatto scuola. Se ascoltate attentamente, inoltre, poco prima di questo frangente e subito dopo l’assolo di Bob Mayo al piano, Peter dice il titolo del brano: in tutti i ritornelli, infatti, canta “Do you feel like I do?”. Questo dettaglio è probabilmente anche alla base del titolo del suo libro di memorie, realizzato con Alan Light.

A volte la storia di alcuni artisti e del legame con alcune delle loro chitarre è veramente magica. Anche per Frampton e per la sua Gibson Les Paul Custom nera del 1954 vale questo discorso. “Phenix“, questo è il suo nome, è stata perduta dopo un incidente aereo. Ma è sopravvissuta ed è tornata nelle mani del suo proprietario nel 2012, ben trent’anni dopo. Una storia raccontata in questo bellissimo video:

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Gibson ha poi ricreato la chitarra tramite il suo Custom Shop, ed è ora disponibile per l’acquisto per i più fortunati:

Gibson Les Paul Custom Peter Frampton

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Frampton ha anche creato un’impressionante collezione di chitarre nel corso degli anni, e ha suonato strumenti come la Gretsch Duo Jet o acustiche come la Martin D-42.

Gretsch G6128T-53 VS Duo Jet BK

Gretsch G6128T-53 VS Duo Jet BK

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Martin Guitars D-42

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Per l’amplificazione è su Marshall che dovete puntare, magari con una bella JCM 800 Reissue 2203:

Marshall JCM 800 Reissue 2203

Marshall JCM 800 Reissue 2203

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Per gli effetti, non possiamo che partire dal talk box, prodotto anche dal marchio Harley Benton e quindi molto accessibile. Esiste anche un modello di MXR, ma in una fascia di prezzo diversa; oppure potreste cercare, sul mercato dell’usato, il suo modello signature Framptone Talk box. Altri effetti usati da Peter sono l’overdrive Fulltone OCD, l’Origin Effects RevivalDrive e il classico Phase 90 di MXR.

Harley Benton Talk Box

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MXR M 222 Talkbox

MXR M 222 Talkbox

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Fulltone OCD Overdrive V2

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Origin Effects RevivalDrive Compact

Origin Effects RevivalDrive Compact

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MXR Phase 90

MXR Phase 90

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Per maggiori dettagli sulla sua strumentazione, potete dare un’occhiata qui.

Dopo essere tornato sul palco nel 2022, con un trionfale concerto alla Royal Albert Hall di Londra che è stato pubblicato come album nel settembre 2023, Peter ha appena concluso una serie di show del suo Never EVER Say Never Tour, dimostrando di avere ancora tanta voglia di suonare per il suo pubblico. Noi gli auguriamo di proseguire ancora per molti anni e lo aspettiamo in Italia per farci emozionare con la sua chitarra e le sue canzoni.

Peter Frampton dal vivo nel 2022, © Raph_PH, CC BY 2.0 DEED

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Riccardo Yuri Carlucci
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