Continuiamo il nostro viaggio tra i chitarristi più iconici della storia con la serie Guitar Icons. In questo episodio, però, non sarà solo uno il chitarrista analizzato, ma ben cinque! L’ospite di Paul Audia è Diego Leanza, chitarrista dal grande playing e con una carriera che l’ha portato a suonare su molti palchi del nostro Paese e all’estero. Diego è un grande appassionato del blues e ci racconta quali chitarristi hanno influenzato le radici del suo suono.
Il blues e il rock: un’unica matrice
Nel nostro video, realizzato negli spazi del World Music Studio di Pessano con Bornago (che ringraziamo come sempre per l’ospitalità), Paul Audia e Diego Lenza sono partiti da una semplice considerazione. Tanti dischi e brani del rock classico di artisti come Jimi Hendrix, Led Zeppelin o Deep Purple, affondano le loro radici nella matrice del blues classico. Sia per Paul che per Diego andare a ritroso per ascoltare i padri del blues è stata quindi una necessità: gli serviva capire da dove arrivavano quelle sonorità e quei riff che li avevano fatti innamorare della sei corde.
Una storia di tre “King”: B.B., Freddie e Albert
Diego Lenza ci porta subito nella storia del blues con tre nomi che hanno sicuramente un posto speciale nel cuore dei chitarristi. B.B. King è unico per il tocco, la voce e l’emotività personale che portava nei suoi brani, anche nelle collaborazioni più pop. Un carattere unico e che può essere riportato alla versione più “classica” e autentica della chitarra blues.
Albert King e Freddie King sono invece più aggressivi e hanno spinto il blues verso il rock. Albert suonava da mancino e spesso si accordava in Do diesis, per facilitare i suoi bending espressivi e potenti. Born Under a Bad Sign è un classico che è pieno di spunti per arricchire il proprio playing.
Diego per ottenere il suono del video, anche se i tre King utilizzavano prevalentemente strumenti Gibson, ha usato una Fender Stratocaster Custom Shop in edizione limitata per il settantesimo anniversario dello strumento (ma potete tranquillamente orientarvi su una Vintera II o su una Ultra Luxe). La testa è invece una Marshall Studio Vintage. Come pedali sono stati usati un Cornerstone Antique e un Octavian Plus diChicago Iron, fuzz molto difficile da recuperare (potreste puntare a un Behringer Octavia Octave Fuzz).
L’anello di congiunzione: da Jimi Hendrix fino a Stevie Ray Vaughan
Con Jimi Hendrix il blues prende una piega diversa: arriva la psichedelia e la Stratocaster diventa la chitarra più iconica, anche grazie alla versatilità dello strumento e al comodo potenziometro del volume per modulare il suono rapidamente. Una chitarra che è già una sorta di piccola pedaliera, con ben cinque posizioni selezionabili del pickup e tante possibilità sonore.
Hendrix è stato inoltre un grande songwriter e ha arricchito anche armonicamente le radici del blues. Hear My Train A Comin’ è un buon esempio, ma tutta la compilation Blues dà una grande idea di come Jimi reinterpretava i grandi classici del blues.
L’evoluzione ultima del playing di Jimi, che però ha recuperato tantissimo dai padri del blues, è stato Stevie Ray Vaughan. Basta ascoltare la sua versione di Voodoo Child per rendersene conto. SRV è un altro dei chitarristi preferiti di Diego e un tassello fondamentale nella costruzione del suono blues rock per come lo conosciamo oggi.
Questi cinque chitarristi sono solo alcuni di quelli che vi consigliamo di ascoltare per costruire il vostro suono blues rock. Quali altri artisti secondo voi sono indispensabili per la costruzione di queste sonorità? Ci vediamo al prossimo episodio di Guitar Icons!
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