Un gigante della chitarra, un leggendario songwriter. Inimitabile, intenso e completo, il suo incredibile repertorio testimonia alcune tra le più pure e geniali armonie mai scritte nella storia musicale contemporanea, e non solo rock, degli ultimi cento anni. Con la nostra rubrica “Le 10 Canzoni” andiamo a goderci un lato meno conosciuto ma altrettanto rivelatorio di Pete Townshend. Fiato alle trombe! 

Pete Townshend on stage a Hyde Park con la sua Strato Torino Red, 2005. © Antonio Pagano / Alamy

Call Out Your Name di Ingee Lamboo, 2025

Un musicista sempre avanti coi tempi

Pete Townshend ben incarna la figura di artista a tutto tondo e rimane tra i pochi ad aver sempre percepito prima come sarebbe stato il dopo. Visionario e lungimirante, il chitarrista e songwriter degli Who scopre i lavori della giovane Inge Lamboo tramite Instagram e se ne innamora a tal punto da mettersi a disposizione come special guest per il singolo Call Out Your Name, pubblicato nella primavera del 2025.  

Curiosità

Ode al patrimonio del genere blues, Call Out Your Name è un inno catartico reso ancora più vigoroso dagli assoli di chitarra distintivi di Townshend. In combinazione con la vulnerabilità lirica e la voce potente che contraddistinguono Lamboo, il risultato è una bellissima espressione di come la musica possa seguire un’evoluzione circolare, in perfetto equilibrio tra passato e futuro.

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Better Man con Eddie Vedder, Live at Rosemont Theatre, Chicago, 2015

“Can’t find a better man” canta Eddie, voltandosi verso Pete!

Per Eddie Vedder e i suoi Pearl Jam gli Who sono sempre stati un riferimento. Fatta questa debita premessa stupisce comunque sempre l’incredibile affinità elettiva tra Eddie e uno spiritato Pete, alle prese con il celebre mulinello.

Curiosità

Tanti ricordano il bellissimo Rough Mix, riuscito esperimento di riunire in un unico disco le acrobazie rock di Townshend alla scrittura posata, in bilico tra pop, folk e country, di Ronnie Lane. Pochi, forse, rimembrano che all’interno ci fosse anche un’intensa cover di Til the Rivers Run Dry, classicone di Don Williams rivisitato dal vivo con grande trasporto proprio dal duo Vedder/Townshend. Vi sono ancora altri esempi di riuscite collaborazioni live della coppia, sempre legate alla discografia solista di Pete o degli Who. Tuttavia, rimane inaspettata l’incursione nel mondo Pearl Jam con questa straordinaria rilettura di Better Man, con la mitica Fender Eric Clapton Stratocaster Torino Red sugli scudi. 

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Standing Around Crying con Eric Clapton, Live at “Saturday Matters” with Sue Lawley, BBC, London, 1989

Una straordinaria resa acustica di un blues di Muddy Waters

L’amicizia tra Eric Clapton e Pete Townshend è cosa nota, e Slowhand deve tanto del suo ritorno alle scene dopo la fase più brutta vissuta per la dipendenza dalle droghe proprio al leader degli Who. Sorprende parecchio, invece, vederli fianco a fianco per l’intrigante rilettura acustica di un blues del grande Muddy Waters.

Curiosità 

Clapton e il blues come seconda pelle. Standing Around Crying, stavolta in versione elettrica, con una slide tagliente e fulminante, farà parte qualche anno dopo del pluripremiato From the Cradle (1994), disco interamente dedicato alla “musica del diavolo”.

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She Blows My Mind di The Tambourines, 1991

Le mille sfaccettature di PT

Non solo chitarrista eccelso, poliedrico songwriter e (sottovalutato) cantante. Pete è pure un incredibile polistrumentista (tastiere, banjo, violino, synth, fisarmonica, basso, batteria, armonica e non solo…) ed eccellente produttore: in quest’ultimo caso è interessante ascoltare il sound creato a inizio anni Novanta per il misconosciuto gruppo indie rock The Tambourines.

Curiosità

She Blows My Mind è un pezzo a metà strada tra pop, rock e grunge. Echi di Pearl Jam e Who rimbombano durante tutta la durata del brano: forse con maggior fortuna e un pizzico di originalità in più i Tambourines avrebbero potuto raggiungere la celebrità almeno nel Regno Unito, il loro luogo di origine.

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Not Fade Away con The Grateful Dead, Live at Rockpalast Festival, Essen, Germania, 1981

Momenti memorabili

L’occasione è imperdibile, con Who e Grateful Dead presenti contemporaneamente allo stesso festival, in Germania, nel 1981. Sembra che l’idea di avere Townshend come ospite speciale sul palco sia stata di Jerry Garcia, con l’avallo di tutta la band. 

Curiosità

Not Fade Away del mai troppo compianto Buddy Holly si trasforma in un’epica cavalcata, con l’energia di Townshend e l’attitudine psichedelica dei GD: con questo incrocio casuale ed inaspettato viene scritta un’altra storica pagina della Musica!

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Slow Burn di David Bowie, 2002

La chitarra bruciante di Townshend in uno dei tanti capolavori di Bowie

Agli inizi del nuovo secolo David Bowie rimane quanto mai ispirato e ispiratore. Slow Burn è una delle vette di Heathen (2002), impreziosita dall’energico tocco di un rivoluzionario guitar hero.

Curiosità

Un’amicizia e uno spirito collaborativo nato già tanti anni prima. Anche in Because You’re Young, dall’acclamato Scary Monsters, Pete presta i suoi servigi al Duca Bianco.

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Orange Sky con Alexi Murdoch & Rachel Fuller, Live at Joe’s Pub, NYC, US, 2007

Un talentuoso cantautore incontra l’icona dei mods

Townshend e il songwriter Alexi Murdoch si esibiscono insieme nell’ambito della serie In The Attic ideata da Rachel Fuller, che vede ospite Pete, geniale e spontaneo nell’improvvisare con vari artisti, tra i quali celebrità del calibro di Ben Harper e Lou Reed.

Curiosità

Rachel Fuller, nota musicista e compositrice britannica, conosce Pete Townshend nel 1996 (lo sposerà nel 2016), mentre si dedica all’arrangiamento delle orchestrazioni di The Lifehouse Chronicles. Da quel momento nasce una partnership artistica di alto livello che stimola entrambi a toccare nuovi orizzonti musicali.

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Peppermint Lump di Angie, 1979

Una collaborazione davvero particolare

James Asher, istrionico polistrumentista inglese con il pallino per le percussioni, comincia la sua carriera da semplice impiegato all’Eel Pie Recording Studio, di proprietà di Pete Townshend. Siamo sul finire degli anni Settanta, quando un giorno trova finalmente il coraggio di chiedere un parere al suo datore di lavoro riguardo a un paio di demo di sua composizione, tra cui Peppermint Lump. L’autore di My Generation apprezza tanto da offrirsi di produrre una registrazione adeguata della canzone, oltre a fornire supporto sotto forma di sintetizzatore, chitarra e cori. I due reclutano una bambina attrice, Angela Porter, che con il nome d’arte “Angie” viene accreditata per il lavoro di Asher e Townshend.

Curiosità

Il singolo esce con una foto di copertina che ritrae Townshend insieme alla cantante in uniforme scolastica, e, con sincerità, non ha di certo le qualità per diventare una hit, ma gode di un discreto successo radiofonico in diversi mercati, in particolare negli Stati Uniti, grazie all’emittente WXRT di Chicago.

Dietro la voce roca da scolaretta di Angie si nascondono una serie di inconfondibili tocchi del buon Pete Townshend, sopra la batteria agile di Asher. Un ultimo aneddoto: Asher successivamente ricambia il favore mettendosi dietro alle pelli in due brani di Empty Glass (1980), Jools and Jim e Keep On Working

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Slave di The Rolling Stones, 1981

Un vocalist d’eccezione

Scorre il 1975 quando Townshend presta le sue doti vocali in Slave. Più avanti nel tempo la canzone diventerà un’importante traccia di Tattoo You (1981).

Curiosità

Slave vede la presenza di altre grandi star del calibro di Sonny Rollins, Billy Preston e Michael Carabello. Pur essendo molto amata dalla fanbase non è mai stata suonata dal vivo e non appare in nessuna compilation dei Rolling Stones

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Town of Plenty di Elton John, 1988

Il ritorno di Elton, la magnificenza di Pete

Reg colpisce ancora! 

Parafrasando il titolo del disco, ecco Reginald Kenneth Dwight, in arte Elton John, tornare alla grande dopo un’importante operazione alle corde vocali. Ad aiutarlo i suoi più fidati collaboratori e un’ospite d’eccezione, udite udite, alla chitarra acustica: Mr. Pete Townshend!

Curiosità

Town of Plenty è uno dei singoli di punta di Reg Strikes Back, insieme a A Word in Spanish e all’apripista I Don’t Wanna Go On With You Like That.

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Extra: Rockestra Theme di Wings, 1979  

L’incredibile Supergruppo

La genialità di Paul McCartney è infinita. Dall’epopea dei Beatles fino ai giorni nostri, il baronetto si è sempre reso protagonista di gesta stupefacenti. 

Rockestra Theme viene registrato il 3 ottobre 1978 agli Abbey Road Studios da un gruppo di musicisti di fama mondiale soprannominato Rockestra, anche se tecnicamente il brano è accreditato ai Wings, facendo parte del loro album Back to the Egg (1979).

Curiosità

Oltre a Townshend e ai membri dei Wings figurano, tra i tanti, Gary Brooker, Tony Ashton, Ronnie Lane, John Paul Jones, John Bonham, Ray Cooper, Hank Marvin e… David Gilmour.

Non è un mistero il fatto che Pete, insieme ad altri colleghi musicisti dell’epoca, fosse fan dei Pink Floyd fin dai tempi in cui erano guidati da Syd Barrett, e non era raro trovarlo tra il pubblico nei concerti al leggendario UFO Club o ai svariati festival, ma è forse meno noto il rapporto di stima e collaborazione che si sviluppa tra Pete e David negli anni successivi.
Il primo incontro artistico avviene proprio nel 1978 nella Rockestra di McCartney, con l’incisione di due brani, il già citato Rockestra Theme e So Glad To See You Here. Seguiranno poi una serie di collaborazioni a sancire una forte amicizia e una grande sintonia, anche al di fuori del palco.

Date queste premesse, il camaleontico David Gilmour incarna quindi perfettamente il ruolo del protagonista per un altro fenomenale episodio della rubrica Le Dieci Canzoni, la serie unica ed esclusiva di Planet Guitar

Stay tuned!

To be continued…

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Alessandro Vailati