Anche Steve Lukather, uno dei più grandi session man di sempre ha attraversato un momento in cui ha messo in discussione il proprio talento. A provocare quella reazione furono due musicisti con approcci molto diversi, capaci di mostrargli quanto fosse ancora possibile spingersi oltre con la chitarra.

Allan Holdsworth ed Eddie Van Halen, due modelli fuori dal comune
In un’intervista pubblicata da Guitar World nel 1988, Steve Lukather, chitarrista dei Toto, ricordò l’impatto che Allan Holdsworth aveva avuto su di lui. Il musicista britannico, famoso per il suo linguaggio nella fusion, rappresentava un riferimento tecnico e musicale difficile da raggiungere.
Lukather raccontò di amare i dischi di Holdsworth, soprattutto per il modo in cui riusciva a combinare una tecnica impressionante con un gusto musicale molto personale.
Tra i ricordi più forti citati da Luke c’era Believe It, l’album del 1975 di Tony Williams Lifetime nel quale Holdsworth suonava la chitarra. Ascoltarlo gli aveva provocato una reazione di stupore, davanti a un modo di suonare che faticava persino a comprendere.
Holdsworth, tuttavia, non era l’unico musicista a metterlo in discussione. In quel periodo stava emergendo anche Eddie Van Halen, portatore di un linguaggio chitarristico differente, legato al rock e a un approccio rivoluzionario allo strumento.
«Non ho una carriera»: il momento di insicurezza di Lukather
Ripensando all’ascolto di Holdsworth e Van Halen, Lukather descrisse senza filtri il proprio scoraggiamento:
«Quando ascoltai quei due ragazzi, pensai: è finita per me. Non ho una carriera. Dovrei considerare qualcos’altro».
Il confronto con musicisti tanto diversi lo aveva portato a ridimensionare la propria sicurezza. Come spiegò nella stessa intervista, prima di ascoltarli aveva iniziato a sentirsi fin troppo sicuro delle sue capacità.
La reazione fu dura, ma non si trasformò in una rinuncia alla chitarra. Lukather decise invece di riconoscere i propri limiti e tornare a lavorare seriamente sullo strumento.
«Devo guardarmi bene allo specchio e tornare a esercitarmi sul serio», raccontò, sintetizzando la decisione di rimettersi in discussione.
Da quella lezione a The Seventh One dei Toto
Il racconto si colloca nel periodo che circonda The Seventh One, l’album dei Toto pubblicato nel 1988 dove ci sono ovviamente le chitarre e le voci di Lukather.
Il disco comprende brani come Pamela, Stop Loving You e Home of the Brave. Nella testimonianza ripresa da Guitar World, il suo lavoro viene descritto attraverso una combinazione di energia tecnica, espressività e semplicità melodica.
La vicenda offre uno sguardo significativo sul modo in cui Lukather affrontava la crescita musicale: riconoscere la grandezza degli altri non significava necessariamente arrendersi al confronto.
Anche per un chitarrista affermato, ascoltare qualcuno capace di superare le proprie aspettative può diventare un’occasione per imparare. Nel caso di Lukather, Allan Holdsworth ed Eddie Van Halen gli mostrarono due strade differenti per ampliare i confini dello strumento e lo spinsero a non accontentarsi di ciò che già sapeva fare.
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