Johnny Cash è un’autentica leggenda della musica americana, icona di generi quali country, rockabilly, gospel e folk, e famoso per le sue ballate ribollenti di ribellione e colme di spiritualità. La sua carriera, segnata da problemi di dipendenza, ha vissuto un’incredibile rinascita artistica, rendendolo un ponte tra tradizione e modernità, narratore di verità profonde attraverso la musica, ed ergendolo a esempio di riscatto e redenzione. Con la nostra speciale rubrica “Le 10 Canzoni” approfondiamo alcune delle sue collaborazioni più sorprendenti e inaspettate: un aspetto meno conosciuto, ma altrettanto importante per delineare la sua figura carismatica.

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The Wanderer di U2, 1993
Una delle poche canzoni degli U2 senza la voce di Bono
The Wanderer è la sorpresa finale di Zooropa, uno dei dischi più rivoluzionari degli U2. Johnny Cash la interpreta da manuale, la voce profonda e la sua storia personale rendono epica una canzone che narra il cammino di un uomo alla ricerca della spiritualità, per dare un senso a un’esistenza tormentata.
Curiosità
Una versione leggermente più lunga (5:16) è presente nella colonna sonora del film Così lontano, così vicino di Wim Wenders. Su Zooropa, invece, il brano termina al minuto 4:40, prima della traccia fantasma, creata con il suono costante di una sirena per trenta secondi.
Girl from the North Country di Bob Dylan, 1969
Voce e chitarra a prestito per uno dei capolavori di Dylan
Girl from the North Country apre magnificamente l’album Nashville Skyline. Viene registrata il 17 febbraio 1969 negli studi della Columbia Records a Nashville. Amici da tempo, Bob Dylan e The Man in Black sono a quell’epoca compagni di etichetta, e ciò sicuramente favorisce l’incursione di Cash nella musica del menestrello di Duluth.
Curiosità
I due hanno interpretato il brano insieme anche durante la prima puntata di The Johnny Cash Show, il 7 giugno 1969. La canzone era già stata pubblicata da Dylan nel 1963 nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan, tuttavia la resa più celebre è ovviamente quella del 1969, grazie alla “zampata” di Johnny.
Redemption Day di Sheryl Crow, 2019
Una canzone politica occupa uno spazio importante nel cuore ribelle di Johnny
Redemption Day è un motivo scritto da Sheryl Crow nel 1996 dopo un viaggio nella Bosnia devastata dalla guerra, inciso originariamente nel suo album omonimo di quell’anno. Johnny Cash, colpito profondamente dalle liriche, ne incide una cover struggente poco prima della sua scomparsa, nel 2003.
Nel 2019, con l’uscita di Threads, straordinario disco di duetti, Sheryl unisce la sua voce a quella di Cash, creando una versione che fonde le due interpretazioni. Ne esce qualcosa di davvero speciale, un inno di redenzione e memoria. Per non scordare mai.
Curiosità
“Quando canti una canzone politica, di questi giorni è facile che sui social media ti chiedano di star zitta, di suonare e basta. Mi piace pensare che nessuno abbia mai avuto il coraggio di dirlo a Cash, ma nel caso sono assolutamente sicura che Johnny avrebbe risposto con il gesto fatto nella famosa foto scattata da Jim Marshall prima del celebre concerto nel carcere di San Quentin”. Estratto dalle liner notes di Threads.
Redemption Song con Joe Strummer, 2003
Quando il punk rock incontra il country e si trasforma in una struggente ballata folk…
Nella primavera 2002 Cash sta incidendo a Los Angeles alcune tracce per American IV: the Man Comes Around, quarto capitolo della serie American Recordings, con Rick Rubin.
Proprio in quel frangente (queste sono le belle coincidenze della musica!) Strummer sta trascorrendo un periodo nella “Città degli Angeli”, pure lui collegato al noto produttore. Joe e Johnny si incontrano e cominciano a fare progetti. Ispirati da una grande affinità elettiva, coronano artisticamente la nuova amicizia con la toccante rilettura di un brano storico: Redemption Song, l’inno alla libertà, il testamento spirituale del poeta e profeta Bob Marley.
Curiosità
Streetcore, l’album di Joe Strummer & the Mescaleros che include Redemption Song, esce postumo, nell’Ottobre del 2003, senza che vi sia traccia del duetto. Tuttavia, Rubin era riuscito più volte a riunire in studio la coppia prima della morte improvvisa dell’ex Clash: sempre quell’anno, a fine Novembre, poco tempo dopo la scomparsa anche di Johnny, la versione a due viene pubblicata nel cofanetto Unearthed.
Matchbox con Derek and the Dominos & Carl Perkins, Live at Ryman Auditorium, Nashville, TN, US, 1970
Quanti incroci storici!
Vedere Eric Clapton (Fender Stratocaster “Brownie”), Carl Perkins (Micro Frets Spacetone) e Johnny Cash (Martin D-28) insieme on stage è veramente qualcosa di speciale.
Per The Johnny Cash Show (“Hello, I’m Johnny Cash” è la celebre, indimenticabile frase di apertura usata dal cantautore per iniziare ogni puntata del programma!), Slowhand sceglie di suonare con i suoi Dominos It’s Too Late, un classico scritto da Chuck Willis e indubbiamente il pezzo più country di Layla and Other Assorted Love Songs.
La sorpresa arriva però dopo, con il magnifico trio a performare sulle note di Matchbox. L’episodio, registrato il 5 novembre 1970, viene trasmesso il 6 gennaio 1971.
Curiosità
“Uno dei gruppi musicali migliori al mondo!”, ecco come l’uomo in nero presenta Clapton e soci al suo show. Eric, visibilmente emozionato ed orgoglioso per il complimento, vive in quei giorni momenti cruciali per la sua carriera. A Nashville, da GTR, un negozio gestito da George Gruhn, Tut Taylor e Randy Wood, proprio il 5 novembre 1970 acquista la storica 1964 Martin 000-28/45 Conversion, da allora sempre utilizzata fino alla sua vendita per beneficenza nel 2004, con l’highlight del leggendario show Unplugged del 1992.
Ancora in questa data si accaparra uno stock di Fender Stratocaster al Sho-Bud guitar shop, da cui in seguito assembla la sua sei corde più famosa, “Blackie”.
The Little Drummer Boy di Ben Keith, 1994
Uno standard natalizio in compagnia del re della pedal steel
The Little Drummer Boy fa parte del repertorio di Cash praticamente dagli esordi, tuttavia questa bellissima versione realizzata da Ben Keith (storico collaboratore di Neil Young deceduto nel 2010)inSeven Gates: A Christmas Album è davvero straordinaria e merita una citazione.
Curiosità
L’autrice di questo classico natalizio è Katherine Kennicott Davis. Il motivo, originariamente intitolato Carol of the Drum (1941) diviene popolare a partire dal 1951 grazie alla Trapp Family, per poi raggiungere ulteriore notorietà con la Harry Simeone Chorale (1958).
Nasty Dan con Oscar the Grouch, 1973
Johnny nel matto mondo dei Muppets
Nasty Dan, cantata dal Muppet Oscar the Grouch in compagnia di JC durante Sesame Street, va on air per la prima volta nel 1973, durante la quinta stagione del programma, registrato nei Reeves Teletape Studios di Manhattan, NYC.
Curiosità
Il brano è stato scritto da Jeff Moss, compositore di altre celebri canzoni come Rubber Duckie. La canzone racconta la storia di Nasty Dan, un uomo molto sgradevole che ama tutto ciò che è ripugnante, ed è stata scritta appositamente per il personaggio di Oscar.
Why Me Lord di Ray Charles, 2010
The Genius incontra The Man in Black
Scorre il 1981, quando due Titani della Musica registrano questo duetto, a lungo rimasto negli archivi. Finalmente, nel 2010, Why Me Lord vede la luce.
Curiosità
Un piccolo capolavoro composto da Kris Kristofferson brilla al cospetto dell’interpretazione di due artisti leggendari.
We Oughta Be Ashamed di Elvis Costello, 2004
Galeotto fu Nick Lowe!
Elvis Costello e l’autore di I Walk the Line collaborano grazie anche al loro comune amico, il leggendario cantautore Nick Lowe. Nel suo studio di registrazione casalingo, incidono durante le vacanze natalizie del 1979 una strabiliante resa di We Oughta Be Ashamed di George Jones.
Curiosità
Il pezzo deve attendere fino al 2004 per essere pubblicato integralmente, quando appare nel secondo disco di bonus tracks della riedizione di Almost Blue, inizialmente rilasciato nel 1981. Il brano viene tenuto in standby da Costello dopo aver ammesso allegramente che la sua voce sembrava “quella di una scolaretta piagnucolosa accanto a John”.
Polk Salad Annie con Tony Joe White, Live at Ryman Auditorium, Nashville, TN, US, 1970
Grande intensità tra spiriti affini
La musica di Tony Joe White, cantante e chitarrista statunitense scomparso a settantacinque anni nel 2018, è sempre stata un geniale miscuglio di umori, stili e generi. Conquista ineffabilmente per quel fascino sudista, per i suoni accattivanti, con swamp, funk e soul pronti a intrecciarsi dopo essersi immersi nella sorgente del blues.
Godiamoci questo intenso duetto con il nostro Man in Black.
Curiosità
Polk Salad Blues: ritmi sincopati e sonorità blues, ecco il segreto di una hit sempreverde, cavallo di battaglia di Elvis Presley e non solo…
Extra: Jordan di Emmylou Harris, 1980
Una performance di gran classe
Le armonie vocali di Johnny in Jordan, traditionalarrangiato da Brian Ahern, valgono da sole il prezzo del biglietto in Roses in the Snow, un disco sofferto e sentito della stupenda Emmylou Harris.
Curiosità
Rispetto reciproco, unità di intenti: una relazione che andava oltre la semplice collaborazione professionale. Questo era il rapporto tra Johnny ed Emmylou. Proprio la Harris, incontrastata “Regina di Nashville”, rappresenta la protagonista perfetta per un’altra entusiasmante puntata della rubrica Le Dieci Canzoni, la serie unica ed esclusiva di Planet Guitar.
Stay tuned!
To be continued…
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