Keith Richards spiega perché la Telecaster è diventata una parte fondamentale del suo modo di suonare. Ma dietro quella scelta non c’è soltanto una questione di suono: il chitarrista dei Rolling Stones racconta un percorso che passa da Ry Cooder, dall’open G e soprattutto dal modo in cui due chitarre devono riuscire a convivere nella stessa band.

Keith Richards racconta quando scoprì la Telecaster
Keith Richards ha raccontato come è nato il suo rapporto con la Fender Telecaster, proprio nell’anno in cui l’iconica chitarra celebra il suo 75° anniversario.
Il racconto è interessante perché al contrario di quello che si possa pensare Keith Richards non è sempre stato un amante della Telecaster. Al contrario, per buona parte degli anni ’60 il suo lavoro era legato soprattutto alle Gibson.
Poi qualcosa cambiò.
Dalle Gibson alla Telecaster
“Per gran parte degli anni ’60, il mio lavoro principale era con le Gibson”, racconta Richards per Fender. “Volevo quella parte bassa piena” e fu successivamente che iniziò ad avvicinarsi alle Fender, in particolare alla Telecaster.
Il passaggio non fu quindi semplicemente la ricerca di un nuovo strumento. Richards racconta di essere rimasto affascinato dalle possibilità della Telecaster mentre frequentava Ry Cooder.
Ed è qui che entra in gioco uno degli elementi più importanti del suo linguaggio chitarristico.
L’incontro con Ry Cooder e la scoperta dell’open G
Richards racconta che Cooder gli mostrò un’accordatura open G a cinque corde.
La scoperta lo spinse a sperimentare ulteriormente con la Telecaster. Secondo il chitarrista degli Stones, fu proprio con quello strumento che riuscì a ottenere una particolare capacità di sostenere gli accordi e di mantenere ogni nota al proprio posto.
“È l’unica chitarra che riusciva davvero a sostenere gli accordi e a dare loro una bellezza che non so nemmeno descrivere”, spiega Richards. “Ogni nota è al suo posto.”
Da quel momento iniziò anche a comprendere più profondamente ciò che Leo Fender aveva progettato.
“Questo è il posto in cui mi sento a casa”, dice Keith Richards parlando della Telecaster.
Il legame tra Richards e l’open G è diventato negli anni uno degli elementi più riconoscibili del suo stile. La sua versione dell’accordatura a cinque corde è stata fondamentale per numerosi riff degli Stones.
La Telecaster doveva incastrarsi con l’altra chitarra
Ma nella nuova testimonianza c’è un altro dettaglio particolarmente interessante.
Richards spiega che la scelta dello strumento era legata anche alla natura stessa dei Rolling Stones, una band costruita sul rapporto tra due chitarre.
“E naturalmente gli Stones sono una band con due chitarre”, spiega. “Cerchi di adattare la tua chitarra a ciò che sta suonando l’altro.”
Negli anni ’60 quell’altro chitarrista era soprattutto Brian Jones.
Richards racconta infatti che Jones aveva un approccio molto preciso al modo in cui le due parti dovevano funzionare insieme: “Tu suoni quello e allora io suonerò questo”.
È probabilmente questo il punto più interessante dell’intera testimonianza. La Telecaster di Richards non viene raccontata soltanto come uno strumento capace di produrre un determinato timbro, ma come parte di un sistema musicale nel quale la scelta della chitarra deve funzionare anche in relazione a ciò che sta facendo l’altro musicista.
“Un pezzo di legno con dell’elettronica”
Richards conclude il suo racconto con una considerazione che riassume bene il suo rapporto con gli strumenti.
“È un pezzo di legno con dell’elettronica”, dice, “ma queste cose possono acquisire una propria anima. Ci si affeziona.”
Per Richards il valore di uno strumento sembra nascere anche dal rapporto costruito nel tempo con il modo di suonare, con le accordature, con gli altri musicisti e con la musica stessa.
Ed è proprio in questa combinazione che la Telecaster è finita per diventare una delle chitarre più inseparabili dall’immagine e dal suono del chitarrista dei Rolling Stones.
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