L’unica occasione italiana per vedere assieme i due chitarristi, presente e futuro del blues elettrico, era la data inserita all’interno del cartellone del Festival del Vittoriale Tener-a-mente di quest’anno. La possibilità di vedere sul palco vista-lago dell’Anfiteatro del Vittoriale due veri e propri fenomeni era imperdibile e noi di Planet Guitar ci siamo lasciati infiammare dalle chitarre dei due musicisti americani. Vi raccontiamo com’è stato questo bellissimo concerto!

Christone “Kingfish” Ingram: dal Mississippi con cuore e passione

Questa sera ci aspettano due veri e propri set, non un semplice opening di Kingfish. Sarà una serata di chitarrismo puro, quindi siamo curiosi anche di vedere se ci sarà spazio per una collaborazione a sorpresa tra i due musicisti americani. Mentre io ed Emanuele prendiamo posto, ammiriamo il luogo in cui ci troviamo. La cornice dell’Anfiteatro del Vittoriale è davvero magnifica, unica e imperdibile. Consigliamo veramente a tutti di venire a sentire un concerto in questo luogo di cultura. La programmazione del Festival è sempre molto ricca e variegata e l’edizione di quest’anno proseguirà fino alla fine di luglio (trovate ulteriori dettagli qui).

In realtà abbiamo visitato il Vittoriale durante la giornata e siamo anche riusciti a sentire parte del soundcheck di Gary Clark Jr., dove ha suonato i brani Hyperwave, What About Us e Maktub. Il momento era blindatissimo, ma siamo comunque stati in grado di osservarlo e ci è parso molto in forma. Siamo quindi curiosissimi di sentirlo questa sera.

Mentre attendiamo, sul palco vediamo già un combo Peavey Classic 50 e un Fender Twin Reverb, mentre sbirciando la pedaliera notiamo un Marshall ShredMaster.

Fender 65 Twin Reverb

Fender 65 Twin Reverb

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Marshall Shredmaster

Marshall Shredmaster

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Il pubblico è molto variegato, non necessariamente composto esclusivamente da chitarristi, ma sicuramente da appassionati di buona musica che hanno deciso di passare una serata estiva in compagnia delle note del blues. Questa sera l’Anfiteatro non sarà sold out, ma sono davvero pochissimi i posti rimasti liberi in platea e in gradinata.

Mentre ci accompagna in sottofondo un classico pop anni Novanta, intravediamo Kingfish dietro le quinte e parte già il primo boato dal pubblico. Il musicista di Clarksdale non si è fatto vedere nel pomeriggio e siamo quindi ancora più curiosi di come suonerà questa sera. Il giovane venticinquenne ha già vinto un Grammy Award con il suo ultimo album, 662. Alle 21:15 ecco partire la musica: siamo pronti a farci devastare da Kingfish.

Sulle note di un opening in stile cartone animato la band inizia a suonare, mentre Kingfish finisce di fumare e si fa il segno della croce prima di salire sul palco. Midnight Heat è il primo brano, caratterizzato dalla ritmica di Kingfish, dal grande basso slap e da molte tastiere. Il suono è proprio quello del blues classico e autentico e il primo assolo del chitarrista americano ne è una conferma. Il suo playing è feroce, con vibrati animaleschi e “cattivi”, che ci ricordano a tratti il grande B.B. King. Anche quando Kingfish abbassa il volume della sua double cut, che ci sembra una Chertoff Custom, il suo stile non ne risente.

Dopo aver presentato tutta la band, con la rispettiva città di origine, Kingfish attacca con Empty Promises, bellissima cover di un brano di Michael Burks. Il grandissimo bluesman americano, scomparso nel 2012 e soprannominato “Iron Man”, è stata un’influenza per il giovane Kingfish. In questo pezzo abbiamo modo di apprezzare anche le grandi doti vocali di Kingfish, che offre un cantato intenso e a tratti soul, prima dell’immancabile assolo, a base di vibrati, bending tiratissimi e soprattutto tanto, tantissimo cuore.

Non si cambia chitarra e non ci si ferma tra il secondo e il terzo brano, Not Gonna Lie, il cui testo è quasi un manifesto del blues.  “Music was my way out / From poverty and crime / I didn’t want to be like that / There’s more I had to find / Showing my frustration / I let my fingers fly / My guitar is what saved me / And I’m not gonna lie”. Misurato quando deve accompagnare, ma esplosivo nei suoi assoli, Kingfish è perfetto nel suo playing. Lascia anche spazio alla band, per un po’ di basso slappato, che dialoga con tastiere e batteria, prima di rientrare in scena e ribaltarci ancora, anche con il volume un po’ più chiuso e un po’ di palm mute.

Il suo passaggio dal clean al distorto è davvero micidiale e Kingfish suona anche con i denti, proprio come i grandi del passato, ricordandoli nell’attitudine e nelle movenze. Quella chitarra non smette mai di vibrare e di cantare. Long Distance Woman inizia con una trama di tastiere, ma è l’uscita spaventosa di Kingfish a dominare anche in questo caso. Un musicista muscolare e viscerale, che suona e canta con passione pura. A pezzo ancora in corso prende il suo smartphone per un breve video al pubblico e se ne va, letteralmente a set ancora in corso. 

È stato meraviglioso e ne vorremmo davvero molto di più, ma il tutto è durato solo 40 minuti. Tanto basta però per sapere che il futuro del blues ha un nome: Kingfish.

Gary Clark Jr.: dal Texas con un concentrato di black music

Il cambio palco è complesso, ma ci permette di dare un’occhiata alla strumentazione che userà Gary Clark Jr. questa sera. Vediamo amplificatori Two-Rock, ma anche Fender e Divided by 13. Riusciamo anche a cogliere al meglio tutti i dettagli della pedaliera di Gary (grazie all’amico Federico Massa): presenta una prima fila caratterizzata dal marchio Vemuram, con il Myriad fuzz, il Jan Ray overdrive e il Budi G boost (che abbiamo anche recensito qui su Planet Guitar), ma vediamo anche un Poly Blue Octave di MXR e l’immancabile PolyTune. Sempre del marchio MXR, nella fila superiore, troviamo il Tremolo e il piccolo Tap, seguito da un Parallax Tremolo + Phaser di Function f(x) e da due effetti di Universal Audio: uno Starlight Echo Station e un Golden Reverberator. Chiude il tutto il suo wah signature, un classico Dunlop Cry Baby.

Vemuram Jan Ray Overdrive

Vemuram Jan Ray Overdrive

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(63)
Vemuram Budi-G Boost

Vemuram Budi-G Boost

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MXR M306 Poly Blue Octave

MXR M306 Poly Blue Octave

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tc electronic PolyTune 3 Tuner/Buffer

tc electronic PolyTune 3 Tuner/Buffer

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MXR M305 Multi Mode Tremolo

MXR M305 Multi Mode Tremolo

Valutazione dei clienti:
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MXR M 199 Tap Tempo

MXR M 199 Tap Tempo

Valutazione dei clienti:
(80)
Universal Audio UAFX Starlight Echo Station

Universal Audio UAFX Starlight Echo Station

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(30)
Universal Audio UAFX Golden Reverberator

Universal Audio UAFX Golden Reverberator

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Dunlop Gary Clark Jr. Cry Baby Wah

Dunlop Gary Clark Jr. Cry Baby Wah

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Boogie Wonderland degli Earth, Wind & Fire è l’ultimo brano che ascoltiamo prima del concerto, che inizia anche in questo caso con un intro. Questa volta è James Brown con Give It Up Or Turnit A Loose ad accompagnare i musicisti, mentre Gary sale sul palco con la sigaretta ancora accesa. Alle 22:30 inizia il suo set, con la sua Asher Guitars S-90 in finitura Trans Ivory e il palco è popolato da batteria, tastiera, tre coriste, un’altra chitarra e basso. Band praticamente al completo.

Si parte con Maktub, brano dall’inizio sciamanico che apre anche l’ultimo disco, JPEG RAW, uscito quest’anno (trovate qui qualche dettaglio in più). Anche Gary ci tiene fin da subito a farci sentire come suona e per il brano successivo, When My Train Pulls In, imbraccia la sua double cut di Wide Sky Guitars, il marchio custom di Patch Rubin. Dopo un assolo lasciato a Eric Zapata, suo fedele collaboratore, anche lui ci regala qualche nota. Il suo fraseggio è forse più elementare e meno impattante di quello di Kingfish, ma il sentimento c’è e lo apprezziamo soprattutto nel cantato.

“Man, it feels good to be back here, this place is beautiful”, Gary ha infatti già suonato al Vittoriale nel 2019 e sembra essere molto felice di essere tornato. What About Us è un brano contenuto nel disco uscito proprio in quell’anno, This Land, ed è finora il migliore del suo set. Molto belli i cori, sono ben in sei a cantare in questo pezzo.

Con la sua bandana in testa Gary parte con la title track dell’ultimo disco, JPEG RAW. Mentre le tastiere soleggiano, Gary lascia la camicia e rimane in canottiera e collana dorata, prima del suo assolo conclusivo. Il suo tone sta crescendo con il passare dei minuti e ci sembra già più convinto e a suo agio. La prossima chitarra che userà è una Ibanez Blazer BL1025, mentre il bassista si reinventa chitarrista e prende una Gibson SG bianca, molto probabilmente una Custom Reissue, con i suoi fantastici tre humbucker. Sono quindi tre le chitarre per This Is Who We Are, brano molto intenso in cui arriva il prima assolo veramente di livello di Gary.

Eccolo ora riprendere la sua Wide Sky, per iniziare il brano successivo con un suono carico di riverbero. The Healing è un pezzo con il giusto mood, che sentiamo molto nelle corde di Gary, forse più degli altri. Il suo playing ne risente in senso positivo: più centrato e sciolto nel fraseggio, con più dinamica nei bending e nei vibrati. 

To The End Of The Earth è solo un breve intermezzo chitarra e voce, prima di Alone Together, dove Gary lascia la chitarra a riposo per concentrarsi sul cantato. La sua voce è ottima e arriva chiaramente dai grandi interpreti afromericani, così come la sua musica, grande mix delle più diverse tradizioni della black music, dal blues al rock, dal funk al soul.

“Feels good to put the guitar down sometimes, I don’t know what to do with my hands but feels good”, commenta Gary a fine pezzo, prima di annunciare il successivo, registrato in studio con Stevie Wonder. In What About The Children spiccano ancora i cori e riconosciamo lo zampino del leggendario musicista afroamericano. Possiamo dire che Gary è più bravo a cantare che a suonare? Esageriamo forse, ma questa sera lo apprezziamo più vocalmente. Certo, aver ascoltato Kingfish prima di lui sicuramente pesa sul nostro giudizio. 

Feed the Babies è infatti un’altra grande interpretazione vocale, dove Gary lascia spazio a tutta la band uscendo di scena e rientrando solo per l’ultimo ritornello. Eccolo poi finalmente con una Stratocaster, in finitura Olympic White per Our Love, brano intimo in cui Gary gioca con il potenziometro del volume e con note molto staccate. La Strat è sempre la Strat e personalmente preferisco questo suono a tanti altri sentiti stasera. Gary è un chitarrista scenografico, ma con un playing che sentiamo “avvicinabile”, ovviamente con tanti anni di studio e di palchi alle spalle.

Fender AV II 61 STRAT RW OWT

Fender AV II 61 STRAT RW OWT

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(9)

Bright Lights è un altro pezzo dei suoi, quel blues secco, senza troppi fronzoli e ben cantato che consideriamo la sua cifra distintiva. Non a caso, non è un brano dell’ultimo disco, in cui forse la voglia di cercare una nuova strada e nuovi suoni lo ha un po’ allontanato da questi più grezzi e autentici, in cui lo sentiamo più a suo agio. Zapata esegue un altro assolo, che prosegue nonostante la rottura di una corda, prima della chiusura affidata a Gary.

La prossima chitarra è veramente una meraviglia: una Gibson Custom Shop ES-355 in finitura Cobra Burst, corredata da un Bigsby. Lo strumento, ad essere sinceri, ci sembra suonare il doppio della Wild Sky e in Habits ce la gustiamo a fondo. 

Gibson 1959 ES-355 Reissue EB VOS

Gibson 1959 ES-355 Reissue EB VOS

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(5)

L’ultimo brano del generoso set di Gary si chiude con un tripudio dal pubblico, ma la serata non può terminare così. Arriva il momento che tutti aspettavamo: il bis è un featuring con Kingfish! È Zapata che canta e il favoloso trittico di chitarre ci regala un esplosivo finale, con il pubblico ormai tutto in piedi e sotto il palco. Palace Of The King è un classicone di Freddie King, sicuramente un chitarrista che ha influenzato entrambi gli interpreti che ci siamo goduti questa sera. Nella sorta di guitar battle che si sviluppa sul palco è ancora Kingfish a uscirne vincitore, per l’intensità e la facilità con cui il suo playing raggiunge quel carattere blues che tanto amiamo.

La show si chiude dopo due ore intense, con un Gary che forse è partito sottotono, per poi crescere con il passare dei brani. Non si è di certo risparmiato e il caloroso saluto al pubblico nell’uscire di scena ne è un’ulteriore testimonianza. Ammettiamo che forse avremmo voluto sentire un quarto d’ora in più di Kingfish all’inizio, ma non possiamo lamentarci di questa grande serata di blues e di chitarre. Due artisti che rappresentano il presente e il futuro del blues americano e che sicuramente meritano di essere ascoltati dal vivo! 

Scaletta:

Kingfish

  1. Midnight Heat
  2. Empty Promises
  3. Not Gonna Lie
  4. Long Distance Woman

Gary Clark Jr.

  1. Maktub
  2. When My Train Pulls In
  3. What About Us
  4. JPEG RAW
  5. This Is Who We Are
  6. The Healing
  7. To The End Of The Earth
  8. Alone Together
  9. What About The Children
  10. Feed the Babies
  11. Our Love
  12. Bright Lights
  13. Habits
  14. (Bis con Kingfish) Palace Of The King

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Riccardo Yuri Carlucci
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