Per anni Alice Cooper aveva trasformato il palco in un luogo dove l’impossibile sembrava poter accadere davvero. Ma nel 1988, durante uno dei suoi numeri più estremi, quella sottile distanza tra finzione e pericolo reale si ridusse improvvisamente a una frazione di secondo. Dietro l’illusione c’era un sistema studiato per proteggerlo. Quella volta, però, qualcosa cedette.

L’impiccagione di Alice Cooper era un’illusione
La carriera di Alice Cooper è stata costruita sulla musica, sul personaggio e sulla capacità di trasformare i concerti in veri spettacoli teatrali, popolati da ghigliottine, camicie di forza, sangue finto e impiccagioni.
Il numero dell’impiccagione era uno degli elementi più spettacolari del suo show. Il pubblico vedeva Cooper salire sulla struttura e finire con un cappio intorno al collo, ma il cantante non avrebbe dovuto essere realmente sostenuto dalla corda.
Il trucco era stato concepito con l’aiuto del mago James Randi. Cooper indossava un’imbracatura collegata alle travi attraverso un grosso filo di pianoforte. Il sistema permetteva di sollevarlo mantenendo il cappio sopra il collo e impedendo che il peso del corpo gravasse realmente sulla corda.
Era uno stunt costruito proprio per dare al pubblico la sensazione che qualcosa di terribile stesse per accadere, senza che Cooper fosse realmente in pericolo.
Fino a quella sera.
Il filo di sicurezza si spezzò a Wembley
Nel 1988, durante le prove dello spettacolo a Wembley Stadium di Londra, il numero dell’impiccagione di Alice Cooper ebbe un problema che nessuno avrebbe voluto vedere.
Il filo di pianoforte che faceva parte del sistema di sicurezza si spezzò.
A raccontare l’accaduto anni dopo fu lo stesso Cooper, in un’intervista a Entertainment Weekly ripresa nel 2018 da diverse testate. Il cantante spiegò che il sistema era stato utilizzato moltissime volte e che non aveva pensato alla necessità di sostituire il filo.
“Tutto ha un limite di resistenza e, dopo aver fatto così tanti spettacoli, non avevo mai pensato di cambiare il filo. Pensavo che sarebbe durato per sempre.”
Poi arrivò il momento in cui quella convinzione si rivelò drammaticamente sbagliata.
La frazione di secondo che evitò una tragedia
Alice Cooper raccontò di aver sentito la corda colpirgli il mento proprio mentre il filo si spezzava.
In una frazione di secondo portò la testa all’indietro, evitando che la corda gli prendesse il mento e gli passasse nel modo più pericoloso.
“Il filo si spezza. Ho sentito la corda colpire il mento e in un istante ho portato la testa all’indietro.”
La corda finì comunque sul collo e gli provocò una bruciatura piuttosto seria. Cooper cadde quindi sul pavimento e raccontò di aver perso quasi conoscenza.
“È passata sul collo e mi ha provocato una bella bruciatura. Sono caduto a terra e ho perso quasi conoscenza.”
Il sistema che avrebbe dovuto impedire che l’impiccagione diventasse reale aveva ceduto, e soltanto una reazione immediata di Cooper aveva evitato conseguenze potenzialmente molto più gravi.
Dopo l’incidente Alice Cooper continuò lo spettacolo
La storia potrebbe sembrare il perfetto motivo per eliminare definitivamente un numero del genere dalla scaletta ma Alice Cooper fece invece esattamente il contrario.
Il cantante sostituì il filo con uno più resistente e continuò a utilizzare il numero deell’impiccagione nei suoi spettacoli.
Per Cooper, infatti, la componente di rischio percepito era parte integrante dell’esperienza che voleva creare sul palco.
Parlando della filosofia dietro i suoi spettacoli, spiegò:
“Ho sempre voluto questo nel nostro show: quello che stanno vedendo potrebbe essere l’ultima sera di Alice Cooper.”
Il pubblico doveva credere che qualcosa potesse andare terribilmente storto. Nel 1988, per una volta, quella possibilità non era soltanto parte della messinscena.
Quello che la storia non dimostra
Alcune versioni circolate online raccontano che Cooper sarebbe rimasto appeso per diversi secondi mentre il pubblico pensava che tutto facesse parte dello spettacolo.
Questo dettaglio non è necessario per ricostruire correttamente l’incidente e non è confermato dalla testimonianza diretta di Cooper utilizzata dalle principali ricostruzioni.
Il racconto del cantante è molto più preciso: il filo si spezzò, la corda colpì il mento, Cooper spostò immediatamente la testa, la corda gli passò sul collo provocandogli una bruciatura e lui cadde a terra quasi privo di sensi.
Ed è proprio questa dinamica, senza aggiungere dettagli non documentati, a rendere l’episodio uno degli incidenti più impressionanti della storia dello spettacolo dal vivo.
Per Alice Cooper, il confine tra teatro e realtà era sempre stato parte del gioco.
Quella volta, a Wembley, il gioco smise per un istante di essere soltanto un’illusione.
Contenuti correlati:
* Questo post contiene link affiliati e/o widget. Quando acquistate un prodotto tramite un nostro partner affiliato, riceviamo una piccola commissione che ci aiuta a sostenere il nostro lavoro. Non preoccupatevi, pagherete lo stesso prezzo. Grazie per il vostro sostegno!
- “Quello che stanno vedendo potrebbe essere l’ultima sera di Alice Cooper” - 21. Agosto 2026
- Il giorno in cui Clapton disse no alla richiesta di aiuto di Jimi Hendrix - 20. Agosto 2026
- Marshall vs Vox: il segreto di Ritchie Blackmore - 20. Agosto 2026




