“Vagabondi come noi, ragazza, sono nati per correre”. Ècon questi versi e la musica di Born to Run, del 1975, che inizia la leggenda di Bruce Springsteen. Nello stesso periodo, sta cominciando l’avventura di un altro grande storyteller a stelle e strisce, Tom Petty, che nelle sue canzoniha saputo descrivere altrettanto magnificamente le promesse, le illusioni e le delusioni del grande sogno americano. Due artisti molto vicini per tematiche e ispirazioni, compagni di viaggio capaci di vivere un incredibile percorso artistico. Grazie alla nostra rubrica Crossroads, andiamo a rivivere alcuni magici e pregnanti momenti in cui le loro storie si sono incrociate. 

Blood Brothers: dal Sunset Boulevard alla grande fama

Compagni di viaggio

“It was a beautiful day, the sun beat down

I had the radio on, I was driving

Trees went by, me and Del were singin’

Little Runaway I was flyin’”

(Runnin’ Down a Dream)

Ci sono storie che non si spengono. Restano. Resistono. Ritornano.

Quello di Tom Petty e Bruce Springsteen è un incontro che attraversa il tempo, tra parole di ieri e voci di oggi. Grazie alle canzoni la loro storia continua a vivere, anche quando pensiamo sia finita.

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Anime gemelle musicali, compagni di viaggio nel tribolato mondo dello spettacolo fin dagli esordi, proprio agli inizi della carriera vivono un’avventura “cinematografica”.

Lo scenario è Los Angeles e il ricordo è indimenticabile: percorrono insieme Sunset Boulevard a bordo di una Chevrolet ascoltando cassette Stereo-8.

Chi l’avrebbe mai detto che tanti anni dopo avrebbero suonato a fianco di Bob Dylan proprio nella “città degli angeli”, al Forum Inglewood?

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Il retroscena del Sunset Blvd 

Ma riavvolgiamo il nastro del loro primo, mitico tête-à-tête

L’incontro avviene a metà degli anni Settanta, agli albori della consacrazione di “The Boss” con Born to Run e poco dopo l’acquisto, da parte di Petty, della sua prima “rock and roll car”, una Chevrolet Camaro rossa.

Tom è appena uscito dal concessionario con l’auto, arriva a casa e  riceve una telefonata da Bruce. Nei mesi precedenti Petty aveva assistito a uno show di Springsteen al Roxy Theatre e gli era piaciuto parecchio, già identificava in lui un’anima gemella, un compagno di viaggio. Non conosceva bene quell’uomo, ma certamente non sembrava timido come lui. 

Il ragazzo del New Jersey lo chiama senza secondi fini, vuole solo passare un po’ di tempo insieme, da rocker a rocker. Petty va a prenderlo al Sunset Marquis Hotel e percorrono il Sunset Boulevard fino al mare, fermandosi da Tower Records lungo la strada per comprare una mezza dozzina di cassette a otto tracce. 

Il loro è un vero e proprio girovagare e il tragitto non termina fino alla conclusione dell’ascolto di tutte le canzoni di ogni Stereo-8. Durante 12 x 5 di The Rolling Stones, al partire di Congratulations, Springsteen alza le braccia al cielo ed esclama: “You can take me now!” 

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“Puoi portarmi via ora”, urla il giovane di Asbury Park, in un momento di estasi irrefrenabile, al culmine della felicità, mentre respira la libertà della California. Si trova nel posto giusto con l’amico giusto, l’auto nuova e la musica potente sono da favola e nulla può chiedere di più alla vita. 

Tutto questo a Petty piace molto. È contento di sapere che là fuori ci sia un altro uomo che condivide la stessa passione (“the same church”) e i medesimi ideali. E presto giunge l’occasione per calcare il palco assieme, per una causa nobile.

La copertina dello storico triplo LP No Nukes ©Alamy

I leggendari No Nukes Concerts

Sicuramente è una sorpresa vedere Bruce e Tom esibirsi in Stay, insieme a Jackson Browne e Rosemary Butler, accompagnati dalla mitica E Street Band in uno dei concerti No Nukes. Tuttavia la loro affinità elettiva a quel tempo ha già delle solide basi. In particolare Petty è colpito dalle riflessioni di Springsteen sul desiderio di avere successo senza dover scendere a compromessi e riceve consigli durante le aspre battaglie legali affrontate con la sua casa discografica.

Durante il tour del 1978 dedicato all’uscita di You’re Gonna Get It!, il rocker biondo accetta svariati ingaggi come gruppo spalla di altre band nel tentativo di farsi conoscere il più possibile. Le conversazioni avute con l’amico lo convincono dell’errore.

Springsteen esprime la propria frustrazione riguardo a quel ruolo. Con il suo ensemble ha infatti affrontato gli stessi problemi degli Heartbreakers, fino alla decisione di suonare solo per chi voleva veramente vederli: avrebbero potuto fare colpo su un pubblico da club, per poi eventualmente tornare in una sala più grande. Tom rimane colpito dalla purezza di questa idea, e nota il continuo miglioramento del suo compare a livello compositivo.

L’incisione di Because the Night (un vero brano cult del “Boss”) da parte di Patti Smith convince Petty ad assumere il produttore di quella canzone, Jimmy Iovine, già ingegnere del suono in Born to Run, per la realizzazione del suo album di successo del 1979, Damn the Torpedoes.

E sempre nel 1979 si concretizza così la partecipazione agli storici concerti di beneficenza No Nukes, nella leggendaria cornice del Madison Square Garden. In un tiepido Settembre, il “principe della Rickenbacker”, affiancato da un irrefrenabile Springsteen e da tanti altri grandi artisti, sale sul palco a supporto di un’importante causa ambientale, nata in risposta a un incidente nucleare avvenuto pochi mesi prima a Three Mile Island.

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1986/1990, due palcoscenici indimenticabili

Due formidabili “self made man”, che si sono fatti strada con il duro lavoro dei concerti nei bar e nei club, cercando di capire come scrivere canzoni tra luci al neon e asfalto infinito, ora, nel pieno degli eighties raggiungono l’apoteosi, diventando vere e proprie celebrità. Da grandi spiriti affini, i ribelli del rock sempre al fianco dei più deboli si ritrovano on stage il 13 ottobre 1986, in occasione del Bridge School Benefit allo Shoreline Amphitheatre di Mountain View, in California.

Una parata di star, capitanate dall’indomito Neil Young, interpretano un’accesa Teach Your Children durante il gran finale. Una musica che cura, una musica che rivela l’inattesa bellezza, la desiderata speranza, una canzone come riflessione spirituale e ancor oggi specchio del nostro inquieto e drammatico presente.

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Un altro evento che ferma il tempo avviene l’1 marzo 1990: un soffio di vento primaverile si sprigiona al “Los Angeles” Forum di Inglewood, quando The Boss e Dylan si uniscono agli Heartbreakers e al loro frontman per Travelin’ Band e I’m Crying. Sarà la loro ultima comparsata ufficiale, ma la loro amicizia rimarrà solida: “until we died we’d always be blood brothers”.

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Battiti di rock ‘n’ roll: influenze e chitarre iconiche

Del Shannon (citato direttamente in Runnin’ Down a Dream), Buddy Holly, Elvis Presley, Bo Diddley, Roy Orbison e poi lo stesso Bob Dylan, The Beatles, CSNY, Creedence Clearwater Revival, The Byrds e The Rolling Stonessono stati gli ispiratori del sound di Bruce e Tom. Praticamente coetanei, fin da ragazzini condividono quindi una forte passione anche per il rock ‘n’ roll tradizionale, un interesse non così comune tra gli artisti della loro generazione.

I loro stili musicali e i temi dei testi sono molto simili ed entrambi incarnano la figura di leader carismatici con una chitarra in mano, la storica 1953 Fender Esquire per l’uno e l’iconica Rickenbacker 660/12 per l’altro. 

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Springsteen, il “bardo del New Jersey”, porta in scena la sua epica polverosa sulle orme di Steinbeck, mentre Petty, il sognatore ribelle della Florida, incarna l’essenza del rock americano con la sua autoironia pungente, particolarmente influenzato dalla narrativa del sud. 

“But the stars are burning bright like some mystery uncovered
I’ll keep moving through the dark with you in my heart, my blood brother”

(Blood Brothers)

Paladini dell’heartland rock e “capibanda” con un sound potente e distintivo, rimangono in contatto fino a quel maledetto giorno di ottobre 2017 in cui Tom Petty scompare tragicamente. Impegnato nella storica serie di concerti solisti a Broadway, Bruce rimane devastato e affranto dalla notizia: “Ho sempre provato una profonda affinità con la sua musica. Un grande cantautore e interprete, ogni volta che ci vedevamo era come incontrare un fratello che non vedevo da tempo”.

Ora resta solo lui a rappresentare un’epoca, a raccontare le meravigliose avventure di due blood brothers. Un poeta rock dalla indicibile potenza evocativa, che anche in questi tempi sempre più cupi ha saputo tenere alta la testa e ribellarsi allo scempio che stiamo vivendo. Come avrebbe fatto Tom. 

Bruce Springsteen on stage a Romanel 2013,  immortalato con una delle sue adorate Takamine ©Claudia Candido | Alamy

Bruce Springsteen, il cantore degli esclusi

Quando correre è più importante della meta

   Bruce Springsteennasce il 23 settembre 1947 a Long Branch, nel New Jersey, in una famiglia della classe operaia con limitate disponibilità economiche. Studente svogliato di scuole cattoliche, sin da adolescente trova nel rock la sua vocazione e ancora di salvezza. La canzone Born to Run e il relativo album lanciano il suo nome in vetta alle classifiche americane, dopo la lunga gavetta in bar e club e i primi due dischi già di spessore.

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Time e Newsweek lo mettono in copertina come simbolo di una nuova epica dell’on the road, epopea vitalistica dei quartieri malfamati, e operai, impastata di populismo e di un’etica individualistica in cui anche la speranza diventa un fatto di responsabilità, di piccolo eroismo quotidiano. Perchè per i suoi personaggi correre è più importante della meta…

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Da Darkness a Lucky Town: l’incredibile, costante ascesa… e qualche passo falso

 Frainteso dapprima dalla critica come un erede di Bob Dylan, entra presto nell’Olimpo mondiale del rock ‘n’ roll attraverso dischi celebri quali Darkness on the Edge of Town, The River, l’introspettivo Nebrask e, soprattutto, il colossale Born in the Usa, grazie al quale finalmente raggiunge la fama pure in Italia. 

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La relazione con la futura moglie Patti Scialfa,dopo un matrimonio fugacemente fallito, giunge nel periodo di una nuova era artistica dal successo altalenante, con pubblico e critica non sempre soddisfatti delle sue scelte musicali. Se Tunnel of Love viene ampiamente rivalutato con il passare degli anni, i pur buoni Human Touch e Lucky Town, anch’essi concepiti senza l’apporto della mitica E Street Band, vengono tuttora recepiti come patrimonio minore. I live rimangono comunque il pezzo forte di un artista mai sceso a compromessi, imprevedibile anche nella durata incontrollata degli show.

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La poesia e disperazione di The Ghost of Tom Joad e quell’infinita voglia di sorprendere, sempre

Con gli inquietanti ma meravigliosi ritratti di The Ghost of Tom Joade Devils & Dust, inframmezzati dallo stupendo, patriottico, The Rising,il Boss rinfranca l’immagine di cineasta rock, che cattura la vita in Polaroid graffianti di sogni infranti e desideri di fuga.

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Il poeta dell’anima americana, l’acuto cantore della redenzione proletaria nel 2006 si lancia nello stupendo progetto We Shall Overcome: The Seeger Sessions, cui fa seguito un entusiasmante tour live catturato in CD e DVD. Gli ultimi vent’anni vivono episodi inaspettati quali Western Starse Only the Strong Survive accanto a lavori validi pur se discontinui come Magic, Working on a Dream e Letter to You. Ancora adesso, a 76 anni suonati, i suoi concerti sono un evento di culto, un messaggio forte e un invito a non mollare mai.

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Un patriota vero, difensore dei deboli e fustigatore dei prepotenti

Nonostante le terribili perdite di Danny Federici e Clarence Clemons, negli anni Bruce si è stretto attorno a Patti, ai fidati Lofgren, Tallent, Weinberg e Little Steven e con l’aiuto dei nuovi ingressi, spesso con il contributo speciale di Tom Morello,è riuscito a mantenere forte il suo impegno civile, manifestando a più riprese il dissenso verso le politiche statunitensi durante i suoi concerti. Dopo American Skin (41 Shots)è arrivata Song for Minneapolis e recentemente la protesta contro la prepotenza di Trump è continuata con coraggio. Springsteen anche nel 2026 è la stella dei più deboli che porta la luce a tutti quelli che credono ancora in un mondo più giusto.

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Le chitarre di BS

Nel corso di una splendida carriera sempre sulla cresta dell’onda, il nostro “The Boss” ha posseduto e imbracciato numerose chitarre. Eccone alcune da ricordare in maniera particolare.

La prima sei corde non si “scorda” mai: la 1965 60s Kent Teisco MIJ Polaris (sunburst) è la prima elettrica di Bruce, quella che l’adorata mamma Adele gli compra per circa sessanta dollari.

Poi arriva la 1967 Gibson Les Paul Standard (cream), con cui suona in pubblico prima di acquistare la leggendaria Tele Esquire.

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“Quando la indosso, non mi sembra di avere una chitarra addosso. È parte integrante di me”. Bruce Springsteen, durante uno dei suoi discorsi alla Rock and Roll of Fame.

Ed eccoci, appunto, alla leggenda: Springsteen ha utilizzato questa Fender modificata, composta da un corpo Telecaster e un manico Esquire, come strumento principale in innumerevoli esibizioni dal vivo e registrazioni dal 1972 fino al 2005 circa, servendosi successivamente di repliche al fine di preservare l’originale. La vediamo sulla copertina di Born to Run e sul poster del tour, dove l’artista è di spalle allo spettatore con questa chitarra a tracolla. Lo strumento compare anche sull’artwork di Live/1975-85, Human Touch e Wrecking Ball

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L’autore di I’m on Fire adopera anche il mitico marchio Rickenbacker (per la precisione una 330/12) durante l’evento No Nukes, in compagnia di un grande rappresentante di questo brand, l’amico Tom Petty, e in seguito per il The River Tour.

Un vero combattente non può tenere nel cinturone un’unica “Spada della Libertà”, ma deve essere pronto a cambiarla a seconda degli scenari. Ecco la spiegazione per le innumerevoli Fender Telecaster, senza dimenticare la Gibson ES-335 usata spesso in studio e che si può vedere nei video di Working on a Dream e My Lucky Day, e le Gretsch 6120, 6122 e White Falcon.

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Passando alle acustiche si fa strada ancora Gibson, con la J-45 e la 1958 J-200 e meritano assolutamente una menzione le Takamine EF341SC (Black), EF350SMCSB, P6N BSB e EF381SC (le ultime due adoperate per Springsteen on Broadway), con l’aggiunta della EG540SSC durante il Seeger Session Tour.

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Come in un unico articolo si può solo raccontare una parte delle sei corde utilizzate, risulta ancor più impossibile pensare di menzionare le infinite partnership del Boss in studio e sul palco. Da quelle “classiche” a quelle inaspettate l’elenco sarebbe infinito. Basti pensare solamente a Warren Zevon, Donna Summer, Rosanne Cash, Lou Reed, The Rolling Stones, U2, Billy Joel, Mark Knopfler,Ennio Morricone e Bonnie Raitt

Tuttavia esiste una collaborazione particolare, che ha tutti i crismi per dar vita a una nuova, emozionante puntata di “Crossroads”, la serie unica e speciale di Planet Guitar: ladies and gentlemen, stiamo parlando di quella avvenuta tra Bruce Springsteen e il padre del rock ‘n’ roll, nientepopodimeno che Chuck Berry!

Stay tuned

To be continued…

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Alessandro Vailati