Se Johnny Marr ha insegnato al rock come la chitarra possa essere un’orchestra invisibile, liquida e ritmica, in grado di evocare la pioggia e la malinconia senza mai strillare, John Frusciante ha raccolto quel senso di squisita melodia introspettiva, portandolo verso vette di assoluto misticismo, dove la nota si fa urlo dell’anima e preghiera. Il loro incrocio ci regala un’altra puntata ad alta intensità di “Crossroads”, e rappresenta il radioso punto d’incontro tra la nostalgia del nord e il sole al tramonto dell’ovest: due poeti dello strumento che si sono riconosciuti simili nella capacità di trasformare le corde di metallo in filamenti di pura emozione umana.

Chitarre inossidabili, un dialogo sussurrato tra architetti della luce e della malinconia

Un intreccio di linee e afflati 

Già nell’antichità, Platone riconosceva alla musica un ruolo decisivo nella formazione dell’individuo e della comunità. Ne La Repubblica scrive che ritmo e armonia raggiungono l’anima prima della ragione, contribuendo a modellare il carattere delle persone. Si tratta di un’intuizione sorprendentemente attuale: ogni epoca racconta se stessa anche attraverso le proprie canzoni, che diventano uno specchio dei desideri, delle inquietudini e dei cambiamenti di una società.

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La musica dei The Smiths e dei Red Hot Chili Peppers ha contribuito a modellare ora con disperazione, ora con vigore e ostinata urgenza lo “spirito del tempo”, lo Zeitgeist dell’ultimo ventennio del secolo scorso, un periodo di transizione epocale, caratterizzato dal passaggio dal mondo analogico a quello digitale, dalla fine della Guerra Fredda e da profonde trasformazioni culturali e sociali. 

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Le loro canzoni hanno rappresentato la rabbia e il disagio giovanile, l’energia e la ribellione, la solitudine e la voglia di trasgredire, la rinascita e la vulnerabilità e ancora oggi incarnano un ideale di malinconia e speranza, in un mondo sempre più polarizzato e irriconoscibile. Le chitarre di Johnny Marr e John Frusciante descrivono un preciso momento storico, ma sono più vive che mai e, grazie ai miracoli a cui ci hanno abituato le sette note, si sono pure incrociate…

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L’importanza di chiamarsi John

Stesso nome, John, in un caso col diminutivo Johnny, stesso strumento e stessa passione ma con diverse attitudini.

Se Marr è il tessitore di cristallo, colui che stende trame d’argento precise, nitide e brillanti, Frusciante è l’ardente fuoco che vi scorre dentro, un’anima che brucia e deforma lo spazio circostante con improvvisa e viscerale vulnerabilità. Il primo crea l’architettura del sogno, l’altro ci abita, dipingendo le pareti con i colori del tormento e dell’estasi. 

Non c’è mai stata competizione tra i loro mondi, nessun egocentrismo ma una mutua risonanza. Il frangente in cui questo legame si fa materia sonora avviene nello splendido album solista di Frusciante The Empyrean (2009).

Quando suonano insieme, le loro chitarre non si sovrappongono: si cercano. È il rigore poetico degli Smiths che abbraccia la libertà selvaggia dei Red Hot Chili Peppers nel loro lato più intimo.

Marr stende il tappeto e Frusciante ci cammina sopra a piedi scalzi, cantando la sua devozione a un uomo che, prima di essere un collega, rappresenta per lui una grande ispirazione. Una collaborazione che trasforma il sogno in realtà: entrambi hanno raggiunto la maturità artistica nel primo decennio di questo secolo, il loro status è consolidato anche al di fuori dei gruppi storici e tale incontro funge da spartiacque per lanciarsi in esperienze mai provate prima, con l’orizzonte sempre più spostato in avanti, alla ricerca di nuovi paesaggi sonori da dipingere con le note di una chitarra.

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John parla di Johnny

“È stato davvero divertente”, ricorda John in un’intervista per Total Guitar, “Johnny è molto poco convenzionale: nei suoi lavori con gli Smiths, la chitarra è spesso qualcosa che si fonde con il resto della band, però quando effettivamente guardi al modo in cui le sue idee vengono fuori, come pensa attraverso il suo strumento, è totalmente inusuale. E per me risulta incredibile aver visto di persona la sua creatività inserirsi nel contesto di un pezzo già registrato in precedenza”.

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Frusciante sintetizza perfettamente le straordinarie qualità dell’autore delle melodie di There Is a Light That Never Goes Out. Il suo personalissimo universo viene fuori in Enough of Me, ove John si amalgama alla chitarra illustre dell’ospite, ma soprattutto in Central, che regala una tesa e convinta prestazione vocale del padrone di casa.

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Johnny parla di John

Ricambiando i complimenti, Johnny racconta di essere andato d’accordo con il suo compare sin da subito: “John ed io abbiamo registrato a casa sua, che era veramente un bel posto. E con lui c’era una sorta di intensità silenziosa. Ho notato una calma quasi zen nella sua concentrazione durante la scrittura. Ha un approccio alla musica che è quasi sacro”. 

Il fatto che non ci fosse nulla di programmato ha esaltato le virtù di Marr, felice di dare del suo meglio per il nuovo amico, che nei lavori solisti esprime ancor più liberamente certi bisogni spirituali e concettuali.

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The Empyrean è un concept album di esperienze interiori, e se vocalmente trasuda maturità e sicurezza, con momenti melodici pregevoli, a livello chitarristico a volte si lascia un po’ troppo andare all’autoindulgenza, riuscendo però ad uscirne con un tocco di delicatezza e disperazione. Alla fine si tratta di un progetto riuscito, personale e sghembo come la visione e le emozioni di un musicista peculiare, di cui ora andiamo a tracciare le fasi salienti della carriera.

John Frusciante sul palco di Curitiba, Brasile, durante il tour con i Red Hot Chili Peppers del 2023 © Alamy

John Frusciante, la chitarra come estensione dell’anima

Da fan a leggenda: l’ingresso nei RHCP

“Imparare a dare rilievo ai propri punti di forza anziché alle proprie debolezze” : la filosofia di vita di John Anthony Frusciante (5 marzo 1970, Queens, NYC), songwriter, polistrumentista e soprattutto chitarrista si potrebbe condensare in queste sue parole.

I Frusciante, di origini italiane (il bisnonno Generoso nasce ad Apice, Benevento), si trasferiscono da New York a Tucson, in Arizona, e poi in Florida, dove il padre ricopre la carica di giudice della contea di Broward. I genitori si separano quando John ha appena spento sette candeline. Il bambino si stabilisce con la madre a Santa Monica e un anno dopo a Mar Vista, Los Angeles.

Il suo nuovo patrigno crede in lui come artista, lo fa sentire importante, sostenendolo nelle sue passioni musicali, dagli adorati The Germs a Frank Zappa, Jeff Beck, Jimmy Page e Jimi Hendrix.

Sostanzialmente autodidatta, il giovane si inventa nuove accordature alla chitarra e, con il sostegno della famiglia, nel 1986 abbandona la scuola per dedicarsi a ciò che più ama.

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John scopre i Red Hot Chili Peppers intorno al 1984, quando il suo insegnante di chitarra sta facendo un’audizione per la band, e ne diviene rapidamente un fan devoto. 

Si “innamora” artisticamente di Hillel Slovak, imparando a memoria praticamente tutte le parti di chitarra e basso dei primi album del gruppo, e arriva a conoscerlo personalmente. La sua terribile morte per overdose e una serie di contatti fortuiti portano Frusciante all’interno della formazione. Scorre il 1988: la fase iniziale con Kiedis e compagni regala un primo apice e si arriva al clamoroso successo di Blood Sugar Sex Magik, un meraviglioso coacervo di generi, dal funk metal al rap rock e una chiara attitudine punk.

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John Frusciante è uscito dal gruppo…

Il successo può dare alla testa, ma John rimane umile. “Imparare a dare rilievo ai propri punti di forza anziché alle proprie debolezze” è sempre il suo mantra: si sente svenduto, mal sopporta l’eccessiva celebrità. Così, sorprendentemente, prende una decisione coraggiosa: abbandona il mondo RHCP.

Ogni mente è un piccolo universo, un luogo da cui i sogni partono e arrivano lontano. Frusciante è conscio di aver fatto la scelta giusta. Tuttavia, dopo aver trascorso l’ultimo periodo con i suoi compagni in preda a ogni tipo di eccesso, cade in una profonda depressione.

I fantasmi dell’eroina continuano a funestarlo e per lungo tempo rimane completamente chiuso in se stesso, costretto in un tunnel senza uscita e un solo pensiero: la droga.

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L’arte, dalla pittura all’amata musica lo rimettono in sesto a un passo dallo strapiombo. Dopo il suo primo album da solista, Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt, nel 1994, e quello della disperazione, Smile from the Streets You Hold (da anni fuori catalogo, in attesa di ristampa), una nuova luce si accende nel buio della ragione di John. Debilitato fisicamente, distrutto mentalmente riesce ad andare in rehab e accade il miracolo. Complice la ripresa del viaggio con gli storici compagni d’avventura Flea, Kiedis e Smith.

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Il ritorno, l’epopea Red Hot e i sorprendenti progetti solisti

Il riff di Scar Tissue meglio non potrebbe far ripartire la vita da redento di Frusciante. Californication è un altro momento top suo e dei Peppers, al quale seguono ulteriori lampi con By the Way e Stadium Arcadium (2006) prima di una nuova uscita dal gruppo del Nostro e un suo successivo ritorno, nel 2019. Un’altalena di emozioni: seguono due dischi non epocali tre anni dopo, Unlimited Love e Return of the Dream Canteen.

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La macchina dei “Re del Crossover” così ricomincia a girare a pieno vigore sia in studio sia live con il suo chitarrista storico. Il carrozzone Red Hot, nonostante i continui travagli, è un dono del cielo, tuttavia la vis creativa spesso è sacrificata sull’altare del bene comune.

John, in ogni caso, non ha mai perso un colpo dal punto di vista delle collaborazioni, vero toccasana e ossigeno per respirare uno spicchio di vita lontano dal successo smodato.

I progetti Ataxia e Speed Dealer Moms, svariati EP carichi di sperimentazione (alcuni a nome Trickfinger), oltre una dozzina di lavori solistici, tra cui Curtains, il già ampiamente citato The Empyrean e i recenti I and II (2023) insieme alle continue collaborazioni con i The Mars Volta e il loro leader Omar Rodriguez-Lopez, svelano le mille sfaccettature di un personaggio multiforme. 

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Un uomo geniale, capace di utilizzare a seconda del momento e del suo estro apparecchiature analogiche vintage con supporti tecnici odierni, lasciando che il fiume della creatività inondi tutto e tutti ed esplorando l’intero scibile chitarristico. Un sopravvissuto, un supereroe della sei corde finalmente in sintonia con il grande disegno invisibile della Musica.

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Le chitarre di JF

La grande prolificità di Frusciante ha trovato sfogo in innumerevoli uscite discografiche e in inusuali partnership, da George Clinton ai Duran Duran, da Glenn Hughes a Dave Gahan, fino a Ziggy Marley e Le Butcherettes. Un incredibile caleidoscopio sonoro, ove si sono notate anche le sue doti ai sintetizzatori e alle tastiere (financo il mellotron!). Innamorato dell’elettronica, John è comunque un guitar hero speciale, unico, e meritano certamente una menzione le sue chitarre più importanti.

Sebbene nel corso della sua carriera si possano cogliere influenze virtuosistiche, il playing di “Greenie” (questo uno dei suoi soprannomi) pone l’accento sulla melodia, sul timbro e sulla struttura, piuttosto che sulla semplice maestria. Pur avendo Randy Rhoads, Eddie Van Halen e Steve Vai nel cuore, Bernard Sumner dei New Order incarna l’esempio più calzante del suo stile, concentrato sia sui toni puliti, sia su quelli “sporchi”.

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In generale, il suo sound è caratterizzato anche da una predilezione per il vintage. Tutte le chitarre che possiede (a partire dal 1993, le precedenti furono distrutte nella maggior parte dall’incendio di casa sua o in alcuni casi vendute per procurarsi i soldi per la droga), con cui registra e va in tour sono state costruite prima del 1970. La prima sei corde acquistata dopo essere tornato nei Chili Peppers è una Fender Jaguar Fiesta Red del 1962 (ne aveva già una del ’66, Sherwood Green, celebre per il video di Under the Bridge), un pezzo pregiato caratterizzato da una paletta rossa abbinata, adoperata per ottenere timbri distintivi. Quella che usa più spesso, tuttavia, è una Fender Stratocaster sunburst sempre del 1962, nota anche per la versione signature del 2024, regalatagli da Anthony Kiedis nel 1998 e simile alla sua storica dei primi tempi.

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L’amore per le Strato (sono svariate quelle ai suoi servigi, spesso risalenti ai fifties) si denota anche nella famosa white del 1961: precedentemente di proprietà di Neal Schon e di Richie Sambora, usata per le sessioni in studio di Stadium Arcadium (appare nel video musicale di Dani California), in seguito donata a Zach, figlio di Jack Irons. Rimanendo in campo Fender, memorabile è l’assolo con slide di Scar Tissue, effettuato sulla sua Telecaster Custom anni Sessanta in finitura sunburst con tastiera in palissandro e una misteriosa “F” sul battipenna.

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Un altro strumento molto apprezzato da Frusciante è una Gretsch White Falcon del 1957, collegata a un amplificatore Fender Showman, utilizzata negli show per Californication e Otherside, altre due tracce indimenticabili dell’album più melodico della sua carriera.

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Praticamente tutto il repertorio acustico di Frusciante viene invece suonato con due Martin 00-15 degli anni Cinquanta, dal corpo piccolo con tavola armonica in mogano. Sono in primo piano in brani come Tangelo, dall’album Unlimited Love.

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Gretsch G6136-55VS White Falcon
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Martin Guitar 00-15M
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Poteva poi mancare un marchio del calibro di Gibson nell’equipaggiamento di JF? Certamente no. Anche se l’utilizzo risulta raro, è sicuramente degna di nota la 1969 Les Paul Custom ascoltata in Fortune Faded, Readymade e in alcune incisioni di Stadium Arcadium. Merita infine un’importante citazione il brand Yamaha, fulcro dei progetti solisti e di quelli maggiormente sperimentali, come l’EP 4-Track Guitar Music: Frusciante ha recentemente utilizzato i modelli SG in studio per tracce con overdrive più pesante e corposo, guidato dagli humbucker.

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Gibson Les Paul Custom EB GH
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Una grande varietà di chitarre per un virtuoso incredibile e atipico, che ha suonato in dischi di personaggi davvero inaspettati, come Johnny Cash. Un nuovo, sorprendente episodio di “Crossroads”, la serie unica e speciale di Planet Guitar, sta cominciando a prendere forma!

Stay tuned

To be continued…

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Alessandro Vailati