Tecnica inarrivabile e sensibilità visionaria rappresentano i tratti distintivi di Steve Vai, uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. La sua incredibile originalità caratterizza anche le sue collaborazioni più inusuali e sorprendenti, rendendolo un’altra figura chiave della nostra rubrica “Le 10 Canzoni”.  

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Supergirl di Rebecca, 1989

L’iconica rock band giapponese va a nozze con il virtuoso americano

Niente è impossibile: Steve Vai ne è la dimostrazione vivente. Una tecnica e un’espressività fuori dal comune hanno elevato al massimo la sua continua sperimentazione nel rock strumentale, ora con sfumature hard-heavy, ora con derive progressive fino a insinuarsi nella fusion. E anche le sue collaborazioni non sono da meno, basti ascoltare i suoi travolgenti e scintillanti “solo” in questo brano.

Curiosità

Supergirl è una canzone di successo della band rock giapponese Rebecca. Pubblicata come maxi-singolo nel 1989, è stata successivamente inclusa nella loro raccolta The Best of Dreams (1990).

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Shapes of Things di The Yardbirds, 2003

Il guitar hero anticonvenzionale si immerge nel rock blues psichedelico

Shapes of Things, uno dei pezzi più celebri di The Yardbirds, viene registrato nuovamente per il loro piacevolissimo album di ritorno del 2003, Birdland. In questa versione splendono i voli imprevedibili, le ascese velocissime di Mr. Vai, geometra della sei corde incontenibile.

Curiosità 

Una serie di ospiti da lustrarsi gli occhi, da Brian May a Slash e Joe Satriani, con la sorpresa della presenza del funambolo di origini italiane, ringraziato in maniera particolare sulle liner notes del disco da Chris Dreja, indimenticato membro storico degli Yardbirds: “We’re grateful to everyone who helped – our guest musicians and especially to Steve Vai”.  

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Dove c’è musica di Eros Ramazzotti, 2007

Con l’Italia nel cuore

Al di là dei discorsi qualitativi sulla sua musica, sul suo essere sempre stato una popstar nazionale e internazionale troppo mainstream, senza sussulti, Eros Ramazzotti è un buon chitarrista, innamorato dei re delle sei corde. Oltre a Carlos Santana, anche Steve Vai nel 2007 partecipa con entusiasmo, memore delle sue origini italiane, al progetto , doppio album con le hit rivisitate, e dona nuova linfa a Dove c’è musica, title track di uno dei lavori di maggior successo dell’artista romano. 

Curiosità

Per nulla intimidito dalla particolare vocalità di Ramazzotti, che caratterizza tutte le sue canzoni, e dalle ritmiche e atmosfere tipiche della musica leggera del Belpaese, Vai lascia la sua profonda impronta e non si limita a giganteggiare con la sua Ibanez, ma si dedica anche alla produzione. Un fenomeno! 

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Do You Feel Love/Outro di Jacob Collier, 2019

Due spiriti visionari e creativi

Do You Feel Love di Jacob Collier è un interessante esperimento (presente in Djesse Vol. 2) che sfida i confini di genere. La traccia fonde brillantemente il pop elettronico complesso, incalzante e pieno di sentimento di Collier con i virtuosismi straordinari del protagonista di questa puntata. È uno scontro dinamico tra due grandi menti musicali!

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Curiosità

Geniale songwriter e polistrumentista britannico, Collier, classe 1994, ha trovato in Steve un punto di riferimento, tanto da invitarlo come ospite pure in una delle sue opere successive, Djesse Vol. 4, impreziosita da altri special guests importanti quali John Mayer, Anoushka Shankar, Michael McDonald e Brandi Carlile.

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Black Star con Yngwie Malmsteen, Live at Hard Rock Casino Sound Wave Theatre, Atlantic City, NJ, US, 2018

Acrobazie a sei corde

Fregi e pennellate di virtuosismo in questa imperdibile performance dal vivo di Black Star, storico motivo di Yngwie Malmsteen da Rising Force (1984), uno dei lavori più esaltanti rilasciati dall’estroso axeman svedese. 

Curiosità

“È stato stimolante, perché c’erano un sacco di piccole discese veloci con le dita e questo centro tonale che è differente dal mio. Ci ho dovuto lavorare. L’ho potuto fare, ma quando è arrivato il momento di suonare l’uno contro l’altro, io sono Steve e lui è Yngwie”, racconta Vai durante un’intervista di qualche anno fa su myglobalmind.com. Entrambi i “ragazzi” hanno militato negli Alcatrazz, leggendaria band heavy metal tuttora in attività.

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Ego Death di Polyphia, 2022

Un passaggio di testimone dal pioniere alle nuove leve

Ego Death è la traccia di chiusura di Remember That You Will Die dei texani Polyphia. Nato dall’ammirazione dei giovani chitarristi del gruppo Tim Henson e Scott LePage per Steve Vai, il brano unisce la tecnica math rock e le produzioni progressive della band allo stile inconfondibile del virtuoso nato a Long Island nel 1960.

Curiosità 

Il brano rappresenta uno dei vertici del rock strumentale moderno, celebrando il passaggio di testimone tra i pionieri della chitarra elettrica e le nuove leve dell’era digitale. 

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Solar Wind di Matteo Mancuso, 2026

Il virtuosismo chitarristico non ha età

Steve ha sempre speso belle parole per Matteo Mancuso, (del quale è possibile vedere qui un’intervista esclusiva per Planet Guitar da non perdere assolutamente!). Non poteva che essere logica conseguenza una sentita partnership. 

Curiosità

Solar Wind è quanto di meglio possa offrire il “chitarrismo” contemporaneo. Corsi e ricorsi storici: Vai era il più giovane nell’ensemble di Frank Zappa, ora è il più anziano nel Matteo Mancuso Trio. Il cerchio si chiude.

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Highway to Hell di 2CELLOS, 2013

Il classico degli AC/DC diventa un ammaliante strumentale

I 2Cellos sono stati un duo di violoncellisti balcanici famosi per le particolari cover di brani celebri e le collaborazioni più inattese, da Zucchero Sugar Fornaciari a Steve Vai.

Curiosità

Sono tante e variegate le partecipazioni inaspettate di Steve a progetti di ogni genere. Mary J. Blige, William Shatner, Lea Zeger sono sicuramente artisti lontani da lui musicalmente, tuttavia alla fine ciò che conta è il cuore, la sincerità e profondità. E questa trascinante Highway to Hell non è da meno. 

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Another One Bites the Dust con Dewa 19 feat. Gary Cherone, Live at GBK, Jakarta, 2025

Contaminazione e condivisione: un progetto sorprendente

Another One Bites The Dust assume nuovi colori con la rock band indonesiana Dewa 19 insieme all’ex frontman degli Extreme Gary Cherone e all’acrobata della chitarra Steve Vai. 

Curiosità

Grande appassionato dei Queen, il controverso leader dei Dewa 19 Ahmad Dhani è il principale artefice di questo raduno di star che include anche personaggi del calibro di Derek Sherinian e Billy Sheehan. 

Tornando a Steve Vai, anche questa occasione è perfetta per sciorinare una delle sue amate Ibanez: dal 1986 il virtuoso a stelle e strisce ha optato per questo marchio, trovando gli elementi giusti per le sue esigenze. I suoi modelli JEM (“JEM” è il nome della serie delle sue signature Ibanez da lui progettate) gli hanno consentito, nel tempo, di costruire un suo mondo personale, una collezione di chitarre ad hoc in grado di soddisfarlo pienamente.

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Highly Strung di Orianthi, 2009

Dall’Australia con furore

Non solo Dio della chitarra, ma anche attento scopritore di talenti. Grazie a lui Orianthi ha potuto cominciare la sua favola. Highly Strung è la ciliegina sulla torta della loro affinità artistica.

Curiosità

“Avevo 14 anni e Steve suonava ad Adelaide. Conoscevo il proprietario del locale, così lo contattai e gli diedi il mio disco fatto in casa. Alcuni del management di Vai lo ascoltarono e in seguito lui mi invitò ad aprire uno dei suoi concerti. Mi tremavano le gambe dalla paura, tuttavia riuscii a suonare le mie cinque canzoni. Steve guardava da un lato del palcoscenico, poi è arrivato con una torcia accesa sulla visiera e dei laser sulle dita suonando come un ossesso. Fu semplicemente pazzesco. È un amico ormai, e da quella sera si è rivelato un mio grande sostenitore; ricorderò sempre quei primi momenti”, ha raccontato un’ Orianthi ancora molto emozionata durante un’intervista per guitarexchange.com.

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Extra: Carol of the Bells di Steve Lukather, 2003

L’insostenibile leggerezza di due spiriti affini

Steve Lukather. Un altro alieno con la luce nelle dita, un altro Maestro capace di far piangere, ruggire e cantare la sei corde come fosse un’estensione dell’anima. Spesso insieme nel G3, con il grande capo Joe Satriani, ove fanno faville, i due Steve hanno condiviso anche un progetto meno conosciuto che merita una citazione.

Carol of the Bells è tratto da Santamental, album natalizio di Lukather, già dal titolo tutto un programma. Questa versione rock strumentale ad alto tasso di energia fonde l’allegria delle festività con spettacolari virtuosismi alla chitarra. 

Curiosità

Santamental è un progetto ricco di star che vede la partecipazione di altri grandi nomi quali Eddie Van Halen, Slash e Michael Landau. Un’idea geniale di un’autentica istituzione della chitarra moderna. Fondatore dei Toto, Steve Lukather ha rivoluzionato il suono pop-rock e fusion, affermandosi come uno dei session man più prolifici della storia ed è chiaramente un personaggio azzeccato per una nuova entusiasmante puntata della rubrica Le Dieci Canzoni, la speciale serie esclusiva di Planet Guitar

Stay tuned!

To be continued…

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Alessandro Vailati