L’amicizia e la collaborazione musicale tra Neil Finn, leader dei Crowded House e Mike McCready, storico chitarrista solista dei Pearl Jam, simboleggiano uno straordinario ponte artistico tra la scena rock melodica della Nuova Zelanda e quella alternative di Seattle. La loro unione associa la maestria della scrittura pop alla potenza espressiva del grunge e rappresenta un altro entusiasmante incrocio per Crossroads, l’ormai storica rubrica che narra degli incontri tra i più grandi musicisti e chitarristi.

Da Don’t Dream It’s Over a Yellow Ledbetter, nel nome dei Beatles e dei Rolling Stones
Il tempo nella musica, la musica nel tempo
La musica ha la proprietà straordinaria di modificare il nostro rapporto con il tempo e, qualche volta, di riuscire a girarlo a nostro favore. Se è vero che lui cambia noi, è altrettanto vero che anche noi siamo in grado di mutare lui, imbrigliandolo nelle cadenze irregolari di cuore e pensieri. Il sogno e la nostalgia includono cose che il tempo non contiene ancora o non contiene più e la canzone, con l’aiuto di questi due meravigliosi compagni di viaggio della nostra esistenza, può addirittura fermarlo, proiettandoci nel passato, restituendoci intatti e lucidi fatti, luoghi, colori, profumi, voci, sensazioni e persone.
Proprio persone come il chitarrista dei Pearl Jam, Mike McCready, e Neil Finn, frontman dei Crowded House, sono tra i giocolieri di note che arginano lo scorrere del tempo, suddividendolo in un metro o in un passo diversi, modificando il ritmo per accelerarlo o rallentarlo.
E se la vita è l’arte dell’incontro, la musica è l’arte che meglio di ogni altra rappresenta, fissa, perpetua quell’incontro…
Galeotto fu Eddie Vedder
L’incrocio tra Neil e Mike avviene per merito di Eddie Vedder, letteralmente innamorato della sua musica fin dall’epoca degli Split Enz. Il 24 marzo 1995 i Pearl Jam durante la loro lunga tournée si esibiscono dal vivo con Neil e Tim Finn al The Supertop di Auckland, in Nuova Zelanda.
In una serata colma di sorprese (con la performance in solitaria di Vedder per Throw Your Arms Around Me e l’esecuzione di History Never Repeats in trio con i fratelli Finn) viene eseguita anche I Got You.
Il brano è un classico degli Split Enz, fondati nel 1972 da Tim e Phil Judd e considerata la prima band “kiwi” ad aver ottenuto un riconoscimento significativo al di fuori dell’Australasia. Neil si unisce al sodalizio nel 1977 e sette anni dopo, in seguito allo scioglimento della formazione, si dedica al suo nuovo gruppo, i Crowded House.
L’autore di Don’t Dream It’s Over nel 2001 dà vita al progetto benefico 7 Worlds Collide da cui nasce un disco dal vivo che racchiude il meglio di cinque serate al St. James Theatre di Auckland. Sebbene in quell’occasione specifica della famiglia Pearl Jam sia presente attivamente solo Eddie (insieme a membri di Radiohead e The Smiths), quella kermesse sancisce il definitivo gemellaggio artistico tra l’entourage dei ragazzi di Seattle e la famiglia Finn.
Better Be Home Soon e Throw Your Arms Around Me: cronaca di un’affinità speciale
Nel suo libro fotografico Of Potato Heads and Polaroids, pubblicato nel 2017, McCready include alcuni scatti personali dedicati a Neil Finn e a suo figlio Liam, catturati nei vari momenti di incontro nel backstage durante gli anni. Una connessione stretta, che nel 2009 regala una splendida Better Be Home Soon, un altro grande classico dei Crowded House, proprio con i PJ (in formazione completa!), Neil e Liam riuniti insieme all’Ami Stadium di Christchurch, nel corso del Backspacer Tour.
Non si tratta, tuttavia, dell’ultimo incontro ufficiale tra i “poeti del Grunge” e il loro compagno di mille avventure “downunder”. Leggendario rimane uno show tenutosi ancora una volta a Auckland nel Novembre 2024, stavolta per il Dark Matter World Tour. Finn sale a sorpresa sul palco del Go Media Stadium per esibirsi in duetto con Vedder, sotto lo sguardo incantato di McCready, nella hit degli Hunters & Collectors Throw Your Arms Around Me.
Un’amicizia stretta, all’insegna di ospitalità e condivisione. Ogni volta che i Pearl Jam suonano in Nuova Zelanda o i Crowded House si trovano negli Stati Uniti, i musicisti si ritrovano per lunghe sessioni di improvvisazione, cene e jam sia on stage sia nel privato, con Mike spesso a ricamare assoli, intrecciando trame sopra le canzoni cantate da Neil ed Eddie.
La loro grande affinità definisce un modo di intendere la musica privo di barriere di genere, dove lo spirito cantautorale oceanico si fonde alla perfezione con l’anima rock di Seattle.
“C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones…”
Una magnifica unione tra melodia perfetta e rock viscerale: musicalmente, infatti, Finn e McCready si completano pur provenendo da emisferi sonori differenti. Se Neil è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi artigiani del songwriting pop rock, autore di brani immortali, Mike apporta a questo universo il suo tocco blues passionale e istintivo, fatto di assoli graffianti, improvvisazione vulcanica e attitudine grunge ispirata a Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan. E a proposito di influenze, sono tante quelle comuni, cominciando dai Beatles, colonna portante della loro educazione musicale anche se in maniera molto differente.
Neil Finn è da sempre accostato a loro per la maestria melodica e ha studiato ossessivamente il loro stile di scrittura fin da bambino. Mike McCready considera invece i Kiss, la sua band formativa, come la versione della propria generazione dei Fab Four, sottolineando quanto le armonie pop del quartetto di Liverpool abbiano influenzato indirettamente anche il suo approccio alla melodia.
Il rock classico e sporco dei Rolling Stones ha plasmato profondamente entrambi. Per McCready, chitarristi come Keith Richards e Mick Taylor sono stati modelli fondamentali per sviluppare il suo playing. Allo stesso modo, Finn ha più volte citato Mick Jagger e company come una delle band cardine della sua giovinezza.
L’ultima grande passione condivisa conduce a un personaggio di cui abbiamo parlato proprio nelle recenti puntate di Crossroads: Neil Young.
Il songwriter canadese è un punto di riferimento noto per la scrittura introspettiva e folk-rock di Neil Finn. Al contempo, “The Loner” è storicamente considerato il “Padrino del Grunge” e un vero e proprio mentore artistico per tutti i Pearl Jam, con i quali ha registrato un intero album (Mirror Ball) e influenzato pesantemente l’approccio alla chitarra grezzo ed emotivo di McCready.
Finn ha interpretato molti brani di Young nel corso della sua carriera. Ad esempio, con i Crowded House e insieme a suo figlio Liam, ha eseguito il 28 luglio 2010 una toccante cover dal vivo di Old Man in Florida, dedicando l’esibizione a Ben Keith, fidato collaboratore dell’autore di Like a Hurricane, scomparso pochi giorni prima. Un excursus artistico veramente speciale quello di Neil Finn, che merita un approfondimento delle fasi più salienti nei successivi capitoli.

Quando la luce attraversa le nuvole: Neil Finn, storia di un malinconico poeta pop
Gli Split Enz e l’inizio della magia dei Crowded House
Neil Mullane Finn nasce a Te Awamutu, Nuova Zelanda, il 27 maggio 1958. Figlio di un’irlandese cattolica e di un contadino del Waikato, già da bambino è circondato dalla musica, passione di famiglia, e canta insieme al fratello più grande Tim, con il quale presto impara a suonare chitarra e piano. A dodici anni non gli manca lungimiranza, sente che esibirsi e comporre canzoni può essere il suo futuro. Dopo una prima esperienza nel 1976 con gli After Hours, il ragazzo raggiunge Tim a Londra e sostituisce Phil Judd negli Split Enz.
Il gruppo è la pedana della sua partenza, e vi rimane anche dopo l’abbandono del fratello maggiore.
Dopo lo scioglimento nel 1984, Finn forma una nuova band chiamata The Mullanes (Mullane è il suo secondo nome e pure il cognome da nubile di sua madre) con il batterista già compagno della precedente avventura Paul Hester, il chitarrista Craig Hooper (dei The Reels) e il bassista Nick Seymour (fratello minore del leader degli Hunters & Collectors Mark Seymour), che Finn aveva conosciuto durante l’ultimo tour degli Split Enz.
Hooper abbandona però il gruppo poco prima della registrazione dell’album di debutto, e proprio in quel periodo il nome della formazione neozelandese-australiana diventa Crowded House, ispirandosi alla casa in affitto condivisa durante le registrazioni a Los Angeles.
Il successo tra scioglimenti e reunion
Ascoltare la voce di Neil Finn è come camminare sotto un cielo che promette tempesta, ma che conserva sempre un orizzonte dorato. I suoi brani sono fili invisibili che uniscono la solitudine dell’individuo al battito universale del mondo. Don’t Dream It’s Over, tratta dall’omonimo lavoro del 1986 ne è il più fulgido esempio, ma la magia delle “canzoni senza tempo” prosegue con le stupende Better Be Home Soon e Into Temptation, tratte da Temple of Low Men (1988).
Woodface (1991) riprende il momento d’oro dopo un lieve appannamento grazie all’aggiunta, nel team dei Crowded House, di una vecchia conoscenza, nientepopodimeno del fratello Tim.
Un nuovo “zenit compositivo” viene toccato, con i “Finn Brothers” intenti a cucire e ricucire parti di canzoni, fino a sfornare le quattro tracce che costituiscono il pilastro che sostiene il progetto.
Il singolo più celebre, Weather with You, riprende la lezione imparata dal divin duo Lennon–McCartney (a riguardo si ascoltino pure le bellissime Fall at Your Feet e It’s Only Natural), tenendo nel mirino We Can Work It Out, una delle preferite in assoluto di Neil.
“Ovunque tu vada, porti sempre il tempo con te” è la frase clou del motivo e assume il significato sia di come si senta la mancanza della persona amata, sia di quanto risulti impossibile togliere il pensiero dalle cose che ci affliggono anche quando viaggiamo, cercando di staccare la spina.
Gli altri tre pezzi fondamentali sono la profonda There Goes God, amara riflessione sulla perdita della fede e su ciò che comporta nei rapporti con gli altri, la tenue How Will You Go, che viene scelta come traccia conclusiva e affronta con pacatezza e dolcezza il tema dell’alcolismo, e infine la sorprendente e tenebrosa All I Ask.
La splendida e ben oliata macchina Crowded House improvvisamente e inaspettatamente perde smalto dopo questa vetta e, tra compilation, scioglimenti, lutti inopinati, nuove line up e reunion si trascina fino ai giorni nostri con pochi guizzi in studio, su tutti Time on Earth (2007) e Dreamers Are Waiting (2021), e, fortunatamente, invece ancora tanta energia negli show dal vivo.
Il colpo di scena dei Fleetwood Mac in una carriera ormai da sogno
Try Whistling This (1998), One Nil (2001) e Lightsleeper (2018), con il figlio Liam, sono gli highlights di un’intraprendente carriera anche solista, che raggiunge il top con l’annessione ai Fleetwood Mac, di cui diventa importante pedina per quattro anni fino al loro abbandono delle scene, datato 2022.
Maestro assoluto, dalla voce che emoziona sempre, Neil Finn prosegue senza tregua il suo viaggio emotivo senza tempo e confini, tra l’intuito di una rima e la ricerca di un riff per una nuova composizione o per l’improvvisazione in un concerto.
Parafrasando la sua canzone più famosa, “Hey ora, hey ora! Non pensare che sia finita”. La sua musica rimbalza nei nostri sensi e non accenna per un secondo a scomparire, She Goes On…
Le chitarre di NF
Neil Finn è un chitarrista bravo ed efficace, anche se nel mondo della musica è conosciuto soprattutto come cantante e songwriter di grande talento. Lo storyteller neozelandese usa la chitarra per valorizzare le sue incredibili melodie e aggiunge texture uniche e creative alle sue canzoni. Il suo stile è istintivo e libero: con i Crowded House e gli Split Enz, oppure durante la sua attività solista e quella vissuta con i Fleetwood Mac, è sempre lui a dare il ritmo di fondo mentre guida la melodia con le sue sei corde acustiche ed elettriche.
Tra i suoi modelli storici spicca il marchio Gretsch, con la G6131T-TVP Power Jet Firebird e la Double Jet. Un altro importante riferimento è sicuramente Gibson, con la Les Paul Deluxe e la GoldTop oltre alla ES-335, esemplari molto utilizzati durante tutta l’epopea dei Crowded House.
L’iniziale periodo Split Enz ci regala il brand Yamaha con la SG700, mentre non può mancare Fender, con Stratocaster (usata in alcune uscite televisive per lanciare il singolo Don’t Dream It’s Over) e Telecaster.
In campo acustico, fra le tante adoperate spiccano la Gibson J-200 e, soprattutto, diverse Maton (anche a dodici corde), con l’imprescindibile EBG808.
Un artista molto legato all’universo musicale di Finn è Johnny Marr, pregiato chitarrista e songwriter di lusso, noto anche per essere stato insieme a Morrissey il leader di The Smiths.
Un altro, entusiasmante episodio di “Crossroads”, la serie speciale di Planet Guitar, sta già prendendo forma!
Stay tuned
To be continued…
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