Uno dei processi più affascinanti della creazione artistica è il dialogo continuo tra passato e presente. Peter Frampton, leggendario chitarrista dal grande estro compositivo, rappresenta la perpetuazione di questo meccanismo, la dimostrazione di come la storia della musica sia un intreccio di richiami, reinterpretazioni e omaggi che attraversano i secoli. I suoi riff colpiscono il centro del cuore, con tocchi aggraziati e quelle splendide melodie che riempiono lo spazio fra le note. Tanta passione e nessuna fretta, in un viaggio senza tempo alla ricerca della perfezione, non solo nel repertorio personale, ma anche nelle collaborazioni in studio e dal vivo, talvolta così inusuali da regalare un’altra puntata infuocata della rubrica “Le 10 Canzoni”!

A Dose of Rock ‘n’ Roll di Ringo Starr, 1976
L’ultima volta dei Beatles…
Se A Dose of Rock ‘n’ Roll diventa un singolo di successo, il merito è anche del “chitarrismo” di un uomo che non avrebbe davvero bisogno di presentazioni: Mr. Peter Frampton!
Curiosità
Il brano è incluso in uno dei migliori lavori di Ringo Starr, Rotogravure, ultimo progetto discografico a vedere la partecipazione di tutti e quattro i Beatles. Oltre a Frampton, in A Dose of Rock ‘n’ Roll figurano altri due guitar hero del calibro di Jesse Ed Davis e Danny Kortchmar.
The Blues in England di Ben Sidran, 1970
Parafrasando il titolo, “Il blues in Inghilterra” va a gonfie vele con Sidran e Frampton!
Storico tastierista della Steve Miller Band, Ben Sidran ha partecipato alle sessioni di registrazione di tanti altri artisti, tra cui Van Morrison e The Rolling Stones. Molto nutrita pure la discografia da solista, a partire dal frizzante esordio Feel Your Groove del 1970. In una delle tracce più intense della raccolta, The Blues in England, spiccano i contributi di Charlie Watts, Greg Ridley e, soprattutto, Peter Frampton, ancora lontano dalla celebrità, ma già session man di gran classe.
Curiosità
1966-2026, sessant’anni di incredibile carriera. La chitarra come salvezza, medicina, iniezione di vita. Nonostante la terribile diagnosi di miosite da corpi di inclusione (IBM), annunciata nel 2019, Peter Frampton è ancora in attività e in tour.
Ain’t That Cute di Doris Troy, 1969
Una comparsata decisiva per la carriera
Frampton partecipa alla registrazione del singolo di Doris Troy grazie all’amico Terry Doran, all’epoca assistente di George Harrison. “Eravamo beatamente seduti al pub, in Wardour Street a Londra. Proprio dietro l’angolo ci sono i Trident Studios e Terry mi chiede ‘Vuoi venire a conoscere George?’. ‘George chi?’ Risposi tra lo stupefatto e l’imbarazzato”, racconta sorridendo Peter a Howard Stern in un’intervista del 2019.
Ma le sorprese non sono finite. Harrison nei panni del produttore della canzone gli porge Lucy, la sua storica Gibson Les Paul rossa, e gli mostra gli accordi. Non volendo distinguersi e oltrepassare il suo idolo, Frampton inizialmente assume un ruolo di secondo piano nella jam, scegliendo di esibirsi in maniera molto pacata. George interrompe improvvisamente la sessione. “Io faccio la ritmica, tu la parte principale”, ed ecco come il Nostro si trova a suonare tutti i licks di Ain’t That Cute!
Curiosità
Non è comunque l’unico contributo in un album speciale, colmo di ospiti illustri, a cominciare da Eric Clapton e Ringo Starr per arrivare a Leon Russell e Stephen Stills. È di Peter anche il secondo guitar solo di You Give Me Joy Joy, esuberante cavalcata a metà strada tra soul e r&b.
Zeroes di David Bowie, 1987
Amici tutta la vita
Meno conosciuta e forse anche per questo ancora più intrigante. Zeroes, tratta da Never Let Me Down, si avvale delle chitarre di Carlos Alomar e Peter Frampton, impegnato pure all’electric sitar.
Curiosità
Amici sempre, dai banchi di scuola fino alla scomparsa di Bowie nel 2016. I due si sono conosciuti da ragazzi alla Bromley Technical High School e il forte legame personale e artistico è proseguito perennemente da allora. Il celebre Glass Spider Tour del 1987 ha permesso a Frampton di tornare su grandi palchi internazionali in un momento di forte crisi ispirativa. L’aiuto di David è stato decisivo ed encomiabile.
Let’s Be Together di Sly & the Family Stone, 1976
Un pezzo intenso e tormentato
L’era classica di Sly & the Family Stone si estende dal 1968 al 1973. In seguito, la band si scioglie e, sebbene alcune pubblicazioni successive vengano attribuite al gruppo, in realtà si tratta principalmente di lavori da solista di Sly Stone con musicisti di sessione. Uno di questi è Heard Ya Missed Me, Well I’m Back del 1976, dal titolo quanto mai profetico per un personaggio costantemente tormentato.
Curiosità
L’album viene accolto negativamente dalla critica e vende in quantità modeste, tuttavia non è assolutamente privo di momenti salienti. Let’s Be Together, con la partecipazione dell’autore di Show Me the Way come ospite, è sicuramente uno di quelli.
Behind That Locked Door di George Harrison, 1970
La forza del destino
Sono talmente grandi le affinità elettive con Harrison che alla fine All Things Must Pass, il capolavoro per antonomasia dell’ex beatle, include anche le delicatezze acustiche di Frampton. Brividi.
Curiosità
Peter non è mai finito nei credits del disco. All’inizio, probabilmente, per motivi contrattuali e successivamente per la difficoltà di George nel ricordare in quali tracce fosse presente, essendosi smarrite le schede dettagliate per ogni seduta in sala di incisione. Di sicuro contribuisce a If Not for You, splendida ballata composta da Bob Dylan, e suona nella meravigliosa, dolce e profonda Behind That Locked Door, un gioiellino da riscoprire in tutta la sua bellezza.
Every Day Is a Winding Road con Sheryl Crow & Stevie Nicks, Live at Barclays Center, Brooklin, NYC, US, 2023
Emozione e commozione
Un trio inaspettato, per festeggiare dal vivo il raggiungimento di un importante traguardo.
Curiosità
1998, 2019, 2023, 2024. No, non stiamo dando i numeri, sono gli anni degli inserimenti nella Rock & Roll Hall of Fame di Stevie Nicks (con i Fleetwood Mac e poi solista), Sheryl Crow (questo splendido video è tratto dalla cerimonia di induzione) e Peter Frampton, finalmente premiato per il suo talento innato di cantante, compositore e, soprattutto, chitarrista.
La chitarra, infatti, in ogni sua forma – dall’adorata e ritrovata Phenix (la mitica Gibson Les Paul Custom del 1954) e i suoi duplicati alla Gretsch Duo Jet, fino alla Martin D-42 acustica – ha caratterizzato la sua arte. Risulta veramente impressionante la sua collezione di sei corde ed è d’uopo ricordare anche la sua “rivoluzione” grazie al talk box, per cui ha ideato un modello signature Framptone.
Daybreak di Harry Nilsson, 1974
Ironici e trasgressivi
Harry Nilsson è stato un compositore di grande talento e un interprete dotato di una straordinaria estensione vocale. La reciproca, profonda stima artistica con Frampton li ha portati a una stretta collaborazione in studio nei primi anni Settanta, periodo in cui il guitar hero londinese lavorava assiduamente come turnista di lusso.
Curiosità
Adorato dai Beatles, Nilsson raggiunge la massima fama quando incide Without You dei Badfinger e la celebre Everybody’s Talkin’ di Fred Neil. Istrionico e trasgressivo, recita con Ringo Starr (nel ruolo del Conte Downe) in un progetto cinematografico sfrenato e delirante, Son of Dracula. Peter appare nel film come membro della band di Downe, al fianco di Keith Moon, John Bonham, Leon Russell e Klaus Voormann. Daybreak rimane l’unica canzone registrata appositamente per la pellicola.
Call Me the Breeze con Lynyrd Skynyrd & Charlie Daniels, Live in Atlanta, US, 1993
Qualcosa di travolgente
Definiti da Frampton “fratelli di sangue”, i Lynyrd Skynyrd non dimenticano mai le peripezie vissute negli anni Settanta insieme all’axeman inglese ora di stanza a Nashville e nel 1993 lo invitano al loro concerto di Atlanta. Una serata magica, una chitarra in fiamme, alimentata anche dall’incendiario violino del vulcanico Charlie Daniels.
Curiosità
Come sarebbe stata la storia della musica americana senza le canzoni di J. J. Cale? Call Me the Breeze ne è fulgido esempio: hit degli Skynyrd nel 1974, cover di lusso per Frampton (la risuona con il gruppo di Sweet Home Alabama anche nel 2014, sfoggiando una scintillante Gibson ES-335 cherry red) e brano del cuore per Eric Clapton, nonché title track del tributo a JJ del 2014.
World Without End di Jobriath, 1973
Presenza a sorpresa
Annunciato come l’erede glam-rock di David Bowie, Jobriath non ha mai riscosso un grande successo, pubblicando solo due album. Il primo di questi, omonimo, ottiene comunque il plauso della critica. Prodotto da Eddie Kramer e registrato con una formazione composta in gran parte da turnisti poco noti, l’album vanta almeno un artista poi divenuto vera star: “the one and only” Peter Frampton!
Curiosità
Creatures of the Street, uscito l’anno successivo, nel 1974, segna il veloce declino del primo musicista rock dichiaratamente gay a firmare per una major discografica (Elektra Records). Costruito sulle sessioni in studio del precedente lavoro, vede ancora all’opera Frampton e, come new entry, John Paul Jones.
Scomparso prematuramente nel 1983, Jobriath viene ampiamente rivalutato nel tempo da “luminari” quali Morrissey, Marc Almond, Neil Tennant e Gary Numan.
Extra: While My Guitar Gently Weeps con Trey Anastasio & Grace Bowers, Live at the Beacon Theatre, New York City, US, 2025
Sempre con i Beatles e George Harrison nel cuore
Il concerto benefico Love Rocks NYC, tradizione che si perpetua dal 2017, tocca uno degli apici nel 2025. While My Guitar Gently Weeps è un classico dei classici della chitarra e Peter stupisce tutti suonandolo insieme a un artista inaspettato.
Curiosità
Non solo la toccante performance al Crossroads del 2019 in compagnia di Clapton, ma anche questa versione molto particolare, eseguita a sorpresa con il leader dei Phish. Proprio Trey Anastasio rappresenta la figura perfetta per un altro entusiasmante episodio della rubrica Le Dieci Canzoni, la speciale serie esclusiva di Planet Guitar.
Stay tuned!
To be continued…
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